Il presidente Donald Trump ha annunciato dalla Casa Bianca un pacchetto di investimenti sudcoreani da fino a 200 miliardi di dollari nell’energia americana, con al centro la costruzione di otto grandi reattori nucleari negli Stati Uniti. È il più grande impegno finanziario estero mai destinato al settore nucleare statunitense in un solo annuncio.
Il cuore del piano si chiama Project Power: un quadro da 120 miliardi di dollari — circa 100 miliardi per i costi di costruzione e 20 miliardi come riserva — destinato a finanziare sei reattori Westinghouse AP1000 e due unità APR1400 di progettazione sudcoreana. Il framework sarà firmato dai due governi insieme a Westinghouse Electric, Korea Electric Power Corporation e Korea Hydro & Nuclear Power. Le due parti hanno discusso anche un anticipo fino a 10 miliardi entro fine anno per assicurarsi i componenti a lunga consegna: vessel dei reattori, generatori di vapore, pompe del circuito primario.
L’accordo è figlio diretto del trattato commerciale stipulato tra Washington e Seoul l’anno scorso, che ha ridotto al 15% i dazi americani sulle esportazioni sudcoreane. Trump ha chiarito il meccanismo senza giri di parole: parte di quei proventi tariffari rientrano sotto forma di investimenti diretti in suolo americano. Il pacchetto complessivo include anche una centrale a gas naturale da quasi 6,5 gigawatt in Texas, valutata circa 22 miliardi, e un investimento nel progetto Alaska LNG, il gasdotto da 1.300 chilometri che collegherebbe i giacimenti del North Slope al terminale di Nikiski, con l’obiettivo di esportare gas liquefatto verso Corea del Sud, Giappone e Taiwan.
Sul versante nucleare i dettagli sono i più definiti. Gli otto reattori verrebbero costruiti in tre fasi distribuite sul territorio americano. La scelta di abbinare il formato AP1000 — già in servizio in Cina e in costruzione in Georgia — all’APR1400, tecnologia collaudata in Corea e negli Emirati Arabi, risponde a una logica precisa: diversificare la catena di fornitura e accelerare i tempi riducendo la dipendenza da un singolo modello. Per gli Stati Uniti significherebbe aggiungere capacità nucleare in un colpo solo pari a quanto costruito negli ultimi vent’anni.
I progetti restano da finalizzare e richiedono l’approvazione del parlamento sudcoreano. Sul fronte dell’Alaska LNG permangono margini di incertezza: il ministro del commercio di Seoul ha precisato che l’annuncio di Trump “è andato oltre quanto concordato” sulla partecipazione al gasdotto. Il piano nucleare, per contro, ha basi più solide: l’impegno finanziario è strutturato, i modelli di reattore sono identificati e le società coinvolte sono già operative. Se le approvazioni arrivano nei tempi previsti, il cantiere dei primi reattori potrebbe partire prima della fine del decennio, ridisegnando la mappa della generazione elettrica americana.




