Sam Altman detiene una quota personale in Helion Energy del valore di circa 1,65 miliardi di dollari. La stessa Helion sta trattando un accordo per fornire energia a OpenAI, l’azienda di cui Altman è CEO. Questo intreccio finanziario è diventato il centro di un’udienza al processo Musk contro Altman a Oakland, e da lì ha innescato un’indagine del Congresso e richieste alla SEC da parte di procuratori generali repubblicani.
I dettagli sono emersi da atti giudiziari depositati a maggio 2026. Le nove partecipazioni dichiarate da Altman valgono complessivamente più di 2 miliardi di dollari, con Helion che da sola ne rappresenta circa 1,7 miliardi. Altman non ha quote dirette in OpenAI — una circostanza che sposta tutta la sua esposizione finanziaria verso aziende che orbitano attorno all’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Helion, fondata nel 2013 a Everett (Washington), sta costruendo quello che punta a essere il primo impianto commerciale di fusione nucleare al mondo. Nel 2023 ha firmato con Microsoft il primo power purchase agreement della storia nel settore della fusione: fornitura di almeno 50 megawatt entro il 2028, con penali finanziarie se l’obiettivo non viene raggiunto. A luglio 2025 ha avviato la costruzione del reattore Orion a Malaga, Washington. A giugno 2026 ha chiuso un round Serie G da 465 milioni di dollari, con una valutazione di 15,5 miliardi, guidato da Thrive Capital.
Altman ha investito personalmente 375 milioni di dollari in Helion nel 2021, ed è stato presidente del consiglio di amministrazione fino a marzo 2026, quando si è dimesso proprio mentre OpenAI stava discutendo un possibile accordo di fornitura energetica con la startup. Ha dichiarato di essersi sempre ricusato dalle decisioni che riguardavano Helion, incluse “la scelta di procedere e l’approvazione finale dei termini”. Ma la struttura del conflitto è evidente: ogni accordo che OpenAI stringe con Helion aumenta il valore commerciale della società in cui Altman detiene la sua posizione personale più grande. Alcuni dipendenti di OpenAI si sarebbero preoccupati proprio di questo, ritenendo che un investimento di OpenAI in Helion avrebbe beneficiato Altman molto più dell’azienda stessa.
L’House Oversight Committee, presieduto dal repubblicano James Comer, ha inviato ad Altman una lettera l’8 maggio 2026 chiedendo documenti su come OpenAI gestisce i conflitti d’interesse. La preoccupazione esplicita è che fondi destinati a scopi non profit vengano usati per aumentare artificialmente il valore di aziende in cui i dirigenti hanno interessi personali. Un gruppo di procuratori generali statali ha chiesto alla SEC di esaminare la questione in vista dell’IPO di OpenAI. OpenAI, intanto, punta a una quotazione sopra il trilione di dollari con possibili depositi regolatori nella seconda metà del 2026. Altman non compare nel cap table di OpenAI, il che rende ancora più rilevante capire come parteciperebbe a un’eventuale quotazione.
Il nodo tecnico rimane aperto. La scadenza del 2028 fissata nell’accordo con Microsoft è considerata molto ambiziosa dalla maggior parte dei fisici indipendenti: Helion non ha ancora pubblicato prove peer-reviewed del raggiungimento del break-even energetico. Il reattore Polaris ha stabilito un record con temperature plasmatiche di 150 milioni di gradi Celsius operando con combustibile deuterio-trizio, ma la distanza tra questo risultato e la produzione commerciale di elettricità resta considerevole. Se Helion riuscirà a consegnare corrente alla rete entro quella data, cambierà la storia dell’energia. Se non ci riuscirà, le penali contrattuali ricadranno su chi ha scommesso sulla fusione — compreso, in modo molto diretto, chi oggi guida la più influente azienda di intelligenza artificiale al mondo.


