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General Fusion: LM26 scalda il plasma per compressione meccanica

La macchina a fusione per confinamento magnetico LM26 di General Fusion ha raggiunto temperature elettroniche di circa 8,4 milioni di gradi Celsius, triplicando i valori pre-compressione. I risultati, inviati a revisione paritaria, segnano un passo concreto verso il prossimo traguardo di 1 keV.

General Fusion: LM26 scalda il plasma per compressione meccanica

General Fusion ha annunciato il 22 giugno 2026 un risultato concreto con la sua macchina LM26: il riscaldamento per compressione del plasma ha portato la temperatura elettronica a circa 8,4 milioni di gradi Celsius, pari a 0,72 keV. Rispetto ai valori di partenza, è un incremento superiore a tre volte, ottenuto esclusivamente attraverso compressione meccanica con un liner di litio.

LM26, acronimo di Lawson Machine 26, è la prima macchina dimostrativa a fusione per confinamento magnetizzato costruita a una scala commercialmente rilevante. Opera pressando il plasma con un liner liquido di litio in circa cinque millisecondi. Progettata, assemblata e messa in funzione in meno di due anni, ha raggiunto il primo plasma nel febbraio 2025 e la prima compressione nell’aprile dello stesso anno. Da allora ha completato una serie di cicli di compressione i cui dati sono stati raccolti con diagnostiche multiple, tra cui la diffusione Thomson e il sistema AXUV per l’ultravioletto estremo. Non è stato rilevato contaminazione significativa del plasma da parte del liner di litio durante la fase di compressione stabile, e i dati mostrano un aumento della resa neutronica durante le compressioni.

L’approccio di General Fusion alla fusione si distingue per la sua semplicità relativa rispetto ad altre tecnologie. La fusione a confinamento magnetizzato per bersaglio (MTF, Magnetized Target Fusion) usa pistons che spingono verso l’interno una parete di litio liquido, comprimendo il plasma fino a condizioni di fusione. Niente magneti superconduttori, niente riscaldamento ausiliario esterno. Il plasma viene formato e poi compresso meccanicamente. Questo schema affronta i problemi di degradazione dei materiali, sostenibilità del combustibile ed estrazione dell’energia che rallentano altri approcci. Il risultato appena pubblicato dimostra che il principio funziona alla scala prevista per un impianto commerciale. I dati sono stati già inviati per revisione paritaria e resi pubblicamente disponibili sul sito dell’azienda.

Il prossimo obiettivo dichiarato dell’azienda è raggiungere 1 keV di temperatura elettronica, equivalente a circa 10 milioni di gradi. La tabella di marcia prevede poi 10 keV, ovvero 100 milioni di gradi, e infine il pareggio scientifico equivalente al criterio di Lawson al 100%. Dietro questi numeri c’è un programma sviluppato in oltre vent’anni: 24 prototipi di iniettori al plasma, più di 200.000 colpi di plasma prodotti con le macchine precedenti, risultati di compressione pubblicati su Nuclear Fusion. Il Lawrence Livermore National Laboratory ha collaborato fornendo modelli di simulazione per prevedere il comportamento del plasma durante la compressione. Tutto questo lavoro preparatorio è stato pensato per ridurre i rischi di LM26 prima ancora che la macchina venisse costruita.

Se il percorso verso 1 keV si conferma praticabile nei prossimi mesi, General Fusion avrà dimostrato che la fusione per compressione meccanica scala in modo prevedibile. L’obiettivo finale dell’azienda è portare energia da fusione alla rete elettrica entro i primi anni Trenta. Con LM26 operativa e i dati ora pubblici, la verifica di quella promessa non dipende più solo dai modelli.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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