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Gli americani vogliono il nucleare: consenso bipartisan e meno timori

Un nuovo sondaggio negli Stati Uniti mostra che il supporto al nucleare è in crescita e che democratici e repubblicani concordano sulla necessità di investire nella prossima generazione di reattori. Le preoccupazioni storiche calano su tutti i fronti rispetto al 2018.

Gli americani vogliono il nucleare: consenso bipartisan e meno timori

Il sostegno al nucleare negli Stati Uniti tocca livelli record. Un sondaggio pubblicato nel 2025 fotografa un paese in cui democratici e repubblicani sono più vicini che mai su un tema energetico: entrambi vogliono investire nella prossima generazione di tecnologie nucleari. Il dato è netto e merita attenzione, perché su quasi nessuna altra fonte energetica esiste oggi un consenso così trasversale.

I numeri parlano chiaro. Il 62% dei repubblicani e il 58% dei democratici ritiene che gli Stati Uniti debbano investire di più nella ricerca e sviluppo sul nucleare avanzato. Uno scarto di soli quattro punti percentuali, minimo rispetto ai divari su petrolio, carbone e gas, dove le distanze tra i due partiti oscillano tra i 12 e i 19 punti. Il nucleare, insomma, è l’unica voce energetica su cui Washington non litiga.

Le preoccupazioni storiche esistono ancora, ma la traiettoria è in discesa. Rispetto al 2018, i timori sulla salute e la sicurezza sono calati tra democratici e indipendenti rispettivamente di nove e dieci punti. Anche le preoccupazioni sulla gestione delle scorie sono diminuite in tutti gli schieramenti politici: il calo più marcato si registra tra i democratici, scesi dal 92% al 77%, seguiti dagli indipendenti, giù di 13 punti. Questo cambiamento non è casuale. Decenni di operatività sicura degli impianti e una comunicazione scientifica più efficace hanno eroso le paure radicate negli anni Settanta e Ottanta, l’epoca dei grandi allarmi mediatici sull’atomo.

Il sondaggio arriva in un momento in cui gli Stati Uniti stanno ridisegnando la propria politica energetica a ritmo sostenuto. L’ADVANCE Act del 2024, approvato con voto bipartisan, ha semplificato le procedure per lo sviluppo e il dispiegamento di reattori avanzati. Il Dipartimento dell’Energia ha assegnato oltre 400 milioni di dollari alla Tennessee Valley Authority e a Holtec per accelerare i progetti nucleari. Nel frattempo, il settore privato ha raccolto nel solo 2025 investimenti miliardari: da X-Energy a TerraPower, da Commonwealth Fusion a Radiant, il capitale fluisce verso tecnologie che fino a pochi anni fa sembravano lontanissime dal mercato.

C’è anche un fronte tecnico che evolve. Le tecnologie di riciclo del combustibile nucleare promettono di ridurre significativamente il volume e la vita radioattiva dei rifiuti che richiedono smaltimento geologico profondo. Sistemi modulari di riciclo abbassano i costi e le barriere logistiche che finora hanno reso questa strada impraticabile su larga scala. Se il riciclo del combustibile dovesse affermarsi, gran parte del dibattito sulle scorie perderebbe la sua premessa principale, trasformando un punto critico in un problema tecnico risolvibile.

Il quadro complessivo suggerisce che gli Stati Uniti si trovano in una fase di riallineamento strutturale verso il nucleare. Il consenso bipartisan sui finanziamenti alla ricerca, il calo dei timori nella popolazione e la spinta degli investimenti privati convergono verso la stessa direzione. Se la politica saprà tradurre questo consenso in infrastrutture concrete, il paese potrebbe dotarsi nei prossimi vent’anni di una flotta di reattori avanzati capace di rispondere insieme alla domanda elettrica in crescita e agli obiettivi climatici. Non è uno scenario automatico, ma per la prima volta da decenni le condizioni ci sono tutte.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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