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La Cina mette la fusione nucleare in cima alla lista delle 30 sfide scientifiche 2026

La China Association for Science and Technology ha inserito il plasma in combustione nella fusione magneticamente confinata tra le 10 domande scientifiche di frontiera del 2026. Una scelta che riflette anni di progressi concreti nei laboratori cinesi.

La Cina mette la fusione nucleare in cima alla lista delle 30 sfide scientifiche 2026

La China Association for Science and Technology (CAST) ha pubblicato il 15 luglio, in apertura del suo 28° congresso annuale a Pechino, la lista delle 30 grandi sfide scientifiche e tecnologiche per il 2026. Tra le dieci domande di frontiera figura il plasma in combustione nella fusione magneticamente confinata: la questione chiave che separa i reattori sperimentali attuali da un vero impianto a fusione capace di produrre energia in modo sostenuto.

L’elenco è stato selezionato da 84 proposte avanzate da 70 scienziati e vagliate da 23 accademici ed esperti. Si articola in tre categorie: dieci quesiti scientifici di frontiera, dieci sfide ingegneristiche e dieci colli di bottiglia tecnologici industriali, con campi che spaziano dall’intelligenza artificiale alle scienze della vita, dall’esplorazione degli abissi marini allo spazio profondo. La fusione nucleare non è un tema tra tanti: è una delle voci che la comunità scientifica cinese considera determinanti per il futuro energetico del paese.

Il contesto in cui questa scelta avviene non è astratto. All’inizio del 2026, i ricercatori del tokamak EAST — il reattore sperimentale superconduttore dell’Istituto di Fisica del Plasma dell’Accademia Cinese delle Scienze — hanno superato il limite di densità del plasma di Greenwald, un parametro che dal 1988 definisce la soglia oltre la quale il confinamento magnetico tende a collassare. Il plasma è rimasto stabile a densità pari a 1,3-1,65 volte il limite convenzionale, grazie al controllo delle condizioni della parete del reattore durante la fase di avvio. A luglio, il progetto CRAFT ha completato i test sul magnete superconduttore più grande mai costruito per un reattore a fusione, superando uno degli ostacoli ingegneristici più difficili sull’intero percorso verso il confinamento stabile del plasma.

Sullo sfondo di questi risultati, il Quindicesimo Piano Quinquennale (2026-2030) ha inserito la fusione nucleare controllata tra i grandi progetti nazionali prioritari, con misure straordinarie destinate a garantire avanzamenti concreti. La spesa pubblica cinese nella ricerca sulla fusione è stimata in 1,5 miliardi di dollari l’anno, circa il doppio del budget federale statunitense dedicato allo stesso settore. Dal 2018, la CAST ha pubblicato in totale 279 sfide scientifiche e tecnologiche: la scelta di includere il plasma in combustione nel 2026 non è casuale, ma rispecchia la maturità raggiunta dalla ricerca nazionale e la prossimità percepita di un salto qualitativo.

Il passo che la Cina deve ancora compiere è quello dall’esperimento alla dimostrazione: produrre un plasma dove le reazioni di fusione forniscano da sole la maggior parte del calore necessario a mantenerle, senza dipendere da sorgenti esterne. È la condizione minima per poter parlare di ignizione. I dispositivi di nuova generazione — tra cui il reattore pilota CFETR — sono progettati esattamente per questo. Se EAST e CRAFT continuano a fornire dati utili, e se il Piano Quinquennale mantiene la spinta che promette, la Cina potrebbe trovarsi nella posizione di testare quella condizione entro il prossimo decennio, prima di chiunque altro.

Tag: Decarbonizzazione Transizione energetica

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