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La Cina punta su fusione nucleare e quantum: il piano quinquennale fa sul serio

Il 15° Piano Quinquennale cinese (2026-2030) mette fusione nucleare e informatica quantistica al vertice delle priorità strategiche nazionali. Pechino spende 1,5 miliardi di dollari l’anno in ricerca sulla fusione e accumula record tecnici che mettono sotto pressione Washington.

La Cina punta su fusione nucleare e quantum: il piano quinquennale fa sul serio

La Cina ha messo la fusione nucleare e l’informatica quantistica nel cuore del suo 15° Piano Quinquennale (2026-2030), classificandole tra le sei industrie del futuro destinate a diventare nuovi motori di crescita economica. Non è una dichiarazione d’intenti generica: è un impegno finanziario e infrastrutturale che si traduce in record sperimentali, cantieri aperti e catene di fornitura già operanti.

Il punto di partenza più concreto è il reattore EAST (Experimental Advanced Superconducting Tokamak) di Hefei, noto anche come “sole artificiale” cinese. A gennaio 2025 ha mantenuto un plasma in regime di alta confinamento per 1.066 secondi, oltre 17 minuti, battendo il suo stesso record precedente di 403 secondi. Non è un risultato isolato. A marzo 2025, la startup shanghaiese Energy Singularity ha generato un campo magnetico di 21,7 tesla con magneti superconduttori ad alta temperatura, superando il primato statunitense. A maggio 2025, ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze hanno completato un progetto durato 12 anni per sviluppare un nuovo tipo di acciaio per il nocciolo del reattore, capace di resistere a campi magnetici quasi doppi rispetto a quelli previsti per ITER. Un singolo mese, tre progressi indipendenti su filiere tecnologiche diverse.

Il passo successivo si chiama BEST (Burning Plasma Experimental Superconducting Tokamak). La base del contenitore criogenico è già stata installata, i magneti superconduttori ad alta temperatura e i divertori tungsteno-rame sono in fase di assemblaggio finale. Il completamento è previsto per il 2027, il primo scarico di plasma per il 2028. L’obiettivo dichiarato è diventare il primo dispositivo al mondo a verificare e dimostrare la generazione di elettricità da fusione su scala pratica. Un cantiere parallelo di dimensioni diverse è in corso a Mianyang: immagini satellitari mostrano un impianto laser da fusione con quattro baie che puntano verso una cupola di contenimento grande circa il doppio di quella del National Ignition Facility americano.

Sul fronte finanziario, Pechino spende 1,5 miliardi di dollari l’anno in ricerca sulla fusione, contro i 763 milioni del Dipartimento dell’Energia americano nel 2023. Dal 2023 a oggi ha investito almeno 6,5 miliardi di dollari complessivi nel programma fusione, quasi tre volte il finanziamento ricevuto dal programma DOE nello stesso periodo. Il modello è prevalentemente statale: il 71,2% del capitale nel settore fusione in Cina proviene da fondi pubblici. Questo consente tempi decisionali e scala costruttiva che il modello privato occidentale fatica a eguagliare. La Cina è già primo paese al mondo per deposito di brevetti nelle tecnologie di fusione e ha costruito una filiera interna che sostiene l’intera catena produttiva, dai superconduttori ai sistemi di potenza.

Sul versante quantistico, il Piano Quinquennale assegna alla tecnologia quantistica il primo posto assoluto tra le industrie prioritarie, scalzando la posizione che occupava nel piano precedente. Il Fondo Nazionale di Venture Guidance ha allocato 121,8 miliardi di yuan su tre poli regionali focalizzati sul quantum. Il mercato cinese dell’informatica quantistica ha raggiunto 11,56 miliardi di yuan nel 2025, con tassi di crescita annua superiori al 30%. Aziende come Origin Quantum gestiscono già la sola linea produttiva cinese di chip quantistici da sei pollici, con capacità giornaliera di oltre 100 wafer e un tasso di resa del 92%. I controlli alle esportazioni americani, anziché frenare questo sviluppo, ne hanno accelerato l’internalizzazione, replicando quanto già accaduto con i semiconduttori.

La lettura geopolitica è diretta. Chi arriverà per primo a una fusione commerciale avrà il vantaggio di costruire catene di fornitura mature e abbassare i costi su scala industriale prima che i concorrenti raggiungano la stessa soglia. Un’analisi del MIT Technology Review firmata da quattro esperti di scienza della fusione indica che la Cina è oggi la nazione con il percorso più rapido verso il mercato commerciale. Se Pechino mantiene i ritmi attuali, il 2030 non sarà solo la data di completamento dei primi reattori ibridi fissione-fusione: sarà la soglia oltre la quale cambia il peso specifico di ogni paese nel mercato energetico globale del futuro.

Tag: Sicurezza energetica

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