American Fusion (OTC: AMFN) sta preparando proposte per almeno quattro nuovi progetti di data center in Texas. L’idea è fornire elettricità dedicata con il modello Power-as-a-Service, basato sulla piattaforma a fusione Texatron.
La società texana, con sede a Southlake, ha comunicato anche altri passi operativi. Sta definendo l’incarico a un nuovo revisore indipendente e negozia le offerte di finanziamento arrivate da diverse banche d’investimento. Il gruppo tecnico, intanto, affina i componenti del Texatron, in particolare l’architettura a potenza pulsata e i banchi di condensatori. Si prepara inoltre a riprendere gli esperimenti alla Texas Tech University e valuta altre sedi di prova.
Il Texatron è un motore a fusione aneutronica. Sfrutta la reazione tra deuterio ed elio-3, che produce soprattutto particelle cariche e pochi neutroni. Questo permette in teoria di convertire l’energia direttamente in elettricità, senza turbine a vapore. L’architettura si chiama Rifled Toroidal Pinch: una camera con scanalature elicoidali, dove impulsi elettrici rapidi creano e comprimono il plasma dentro un confinamento magnetico toroidale. La piattaforma è pensata per configurazioni modulari da circa 1 megawatt fino a 500 megawatt.
I numeri più recenti arrivano dal fronte dei test. L’azienda ha completato il nono prototipo, da mezzo megawatt, e sta costruendo un’unità di preproduzione da cinque megawatt. A settembre ha riferito di plasmi toroidali più caldi, più densi e stabili con la nuova configurazione a campo magnetico pulsato. Un nuovo recipiente a vuoto portatile, arrivato nel sito di assemblaggio, ha aperto un altro ciclo di esperimenti sulle compressioni di plasma ad altissima pressione.
Sul versante commerciale, a metà ottobre la società ha indicato quattro proposte in trattativa e una lettera d’intenti inviata. Non ha reso noti le controparti né il legame tra i due dati, quindi le cifre non vanno sommate. Il Texas è un mercato logico: i data center chiedono molta energia continua e le reti locali sono sotto pressione. Una fonte compatta e installabile in loco risponderebbe a questa domanda.
L’azienda stessa precisa che il Texatron resta in sviluppo. Non ha dimostrato ignizione, guadagno netto di energia né produzione elettrica commerciale. Servono altri test indipendenti per misurare prestazioni e resa. Se le prove alla Texas Tech e il finanziamento in discussione andranno in porto, la unità da cinque megawatt potrebbe diventare il primo banco di verifica reale per i contratti texani.




