Ur-Energy ha avviato l’estrazione di uranio a Shirley Basin, nel Wyoming. È la prima attività mineraria nel sito dal 1992. La soluzione contenente uranio viene ora raccolta dalla Mine Unit 1, dopo il completamento di costruzione, installazione dei pozzi e iter autorizzativo, come ha comunicato la società il 23 aprile.
Il progetto sorge circa 250 chilometri a nord di Cheyenne, capitale dello Stato, in un distretto considerato la culla del recupero in situ, la tecnica che scioglie l’uranio nel sottosuolo e lo porta in superficie attraverso pozzi. Per Ur-Energy è il secondo impianto di questo tipo che passa dalla fase di sviluppo a quella operativa. Il primo è Lost Creek, nel Wyoming centro-meridionale, che ha prodotto oltre 3,5 milioni di libbre di U3O8 dall’avvio.
I numeri della miniera sono definiti. Le risorse misurate e indicate ammontano a circa 9,1 milioni di libbre di U3O8, con un tenore medio dello 0,22%. L’attività si svolgerà su tre unità poco profonde e la vita attesa è di circa nove anni. La capacità annua autorizzata, tra pozzi e lavorazione per conto terzi, arriva fino a 2 milioni di libbre equivalenti di U3O8. Sommata a quella di Lost Creek, la capacità autorizzata complessiva delle due miniere sale a 4,2 milioni di libbre l’anno.
Il processo prevede che l’uranio venga catturato su colonne a scambio ionico. Le resine cariche viaggiano poi verso l’impianto di Lost Creek, dove avvengono lavorazione finale, essiccazione e confezionamento. Shirley Basin funziona quindi da miniera satellite di un polo già esistente. La società prevedeva di trasportare le prime resine in estate, previa un’ulteriore ispezione e approvazione delle autorità. Il 19 agosto 2026 è partita la prima spedizione verso Lost Creek, e l’azienda parla di avvio della piena operatività e di aumento graduale della produzione. Le concentrazioni nelle soluzioni recuperate dovrebbero crescere man mano che il campo pozzi viene condizionato e tutti i circuiti entrano in funzione.
Il contesto è la domanda di combustibile per i reattori, che spinge gli operatori statunitensi a rimettere in produzione giacimenti fermi da decenni. Il CEO Matt Gili ricorda che la decisione di costruire risale a marzo 2024: dal via libera alla produzione sono passati due anni e mezzo. Secondo Gili, il risultato conferma il modello di sviluppo a polo e satelliti, che sfrutta infrastrutture già presenti senza costruire un nuovo impianto di lavorazione.
Con due miniere attive nello stesso Stato, Ur-Energy punta a presentarsi come produttore domestico con più asset. Se la produzione di Shirley Basin raggiungerà la capacità autorizzata, gli Stati Uniti avranno un fornitore in più di uranio nazionale per le utility che alimentano il parco reattori.




