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Apollo Atomics raccoglie 31 milioni per reattori nucleari da fabbrica

Apollo Atomics, spin-off del MIT, ha chiuso un seed round da 31 milioni di dollari per portare sul mercato reattori ad acqua pressurizzata compatti, prodotti in fabbrica e trasportabili su camion. Il primo impianto commerciale da 10 MW è atteso per il 2028.

Apollo Atomics raccoglie 31 milioni per reattori nucleari da fabbrica

Apollo Atomics ha annunciato oggi un seed round da 31 milioni di dollari per commercializzare una piattaforma di reattori ad acqua pressurizzata progettata per essere prodotta in serie, non costruita cantiere per cantiere. Lo spin-off del MIT punta a consegnare il primo impianto entro il 2028.

Il round, sovrascritto, è stato guidato da FCVC e ha visto la partecipazione di Y Combinator, Telesoft Partners, Alumni Ventures, Robinhood Ventures, Nucleation Capital, Pelion VC e Duke Capital Partners. Il capitale servirà ad ampliare i test di affidabilità di lunga durata, costruire capacità produttiva e avanzare nell’iter regolatorio con la Nuclear Regulatory Commission statunitense. Apollo ha già presentato il piano di coinvolgimento all’NRC all’inizio del 2026 e punta a richiedere il permesso di costruzione entro il 2028.

Il cuore dell’approccio di Apollo Atomics sta in un’unica riprogettazione: il generatore di vapore. I reattori ad acqua pressurizzata alimentano circa l’80% degli impianti nucleari mondiali, ma le loro dimensioni sono sempre state condizionate da generatori di vapore enormi, costruiti a mano in loco. Apollo ha sviluppato, sulla base di oltre 15 anni di ricerca al MIT, un Compact Steam Supply System con una densità di potenza circa un ordine di grandezza superiore ai modelli tradizionali. Il risultato: un reattore ridotto di circa 40 volte rispetto ai predecessori, mantenendo invariata la potenza erogata. Combustibile a uranio poco arricchito, acqua leggera, filiere di fornitura già esistenti. Nessun materiale esotico, nessuna tecnologia di refrigerazione non collaudata.

L’azienda ha già realizzato un dimostratore da 40 kilowatt elettrici al MIT. I test, condotti in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Ingegneria Nucleare del MIT, mirano a validare i modelli computazionali in condizioni identiche a quelle degli impianti commerciali di grande taglia. Sono tre le taglie previste: 10 MW, 50 MW e 300 MW elettrici, ciascuna pensata per data center, impianti industriali e utility. Secondo le stime interne, un impianto da 300 MW potrebbe essere completato in meno di 24 mesi dall’avvio, con un costo di produzione del reattore pari a quattro o cinque volte meno rispetto ai progetti convenzionali. L’obiettivo dichiarato è scendere a 3 centesimi di dollaro per kilowattora — in linea con le fonti fossili, gas naturale incluso.

La domanda c’è. Data center e grandi impianti industriali cercano energia continua, senza interruzioni, e le infrastrutture per l’intelligenza artificiale aumentano la pressione sulla disponibilità di potenza installata. La maggior parte degli SMR in sviluppo richiede combustibili speciali o catene di approvvigionamento ancora inesistenti, con orizzonti di deployment che slittano oltre il 2035. Apollo si propone come alternativa concreta per chi ha bisogno di potenza entro il 2030, dichiarando lettere di intenti già firmate per 20 GW complessivi.

Se i test al MIT e l’iter NRC procedono nei tempi previsti, Apollo Atomics potrebbe trovarsi nella posizione di consegnare il primo reattore nucleare di serie della storia: non un prototipo, non un megaprogetto, ma un prodotto industriale ripetibile. È una promessa che il settore nucleare ha fatto molte volte. Questa volta, però, la tecnologia di base è già collaudata — e il capitale per provarci c’è.

Tag: Sicurezza energetica SMR (Small Modular Reactors)

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