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Cina: 110 GW nucleare entro il 2030 nel piano di picco delle emissioni

Il Consiglio di Stato cinese ha pubblicato il piano quinquennale per il picco delle emissioni di CO₂, con un obiettivo preciso: portare la capacità nucleare operativa a 110 GW entro il 2030. Oggi la Cina è a 62,5 GW — quasi il doppio in cinque anni.

Cina: 110 GW nucleare entro il 2030 nel piano di picco delle emissioni

Il Consiglio di Stato cinese ha pubblicato il piano d’azione per il picco delle emissioni di CO₂, fissando un obiettivo che riguarda direttamente il nucleare: 110 GW di capacità operativa entro il 2030. A fine 2024 la Cina si trovava a 62,5 GW. Il salto richiesto — quasi 50 GW in cinque anni — è considerevole, ma coerente con il ritmo di approvazione dei cantieri degli ultimi anni.

Il documento, relativo al periodo 2026–2030 e denominato “Piano d’azione per il picco del carbonio del 15° Piano quinquennale”, fissa anche target per le altre fonti pulite. L’eolico e il solare dovranno superare i 2.800 GW di capacità installata, mentre l’idroelettrico convenzionale punterà a circa 410 GW. Il nucleare si colloca in questo quadro come fonte di base — stabile, programmabile, senza emissioni — con un ruolo che il piano definisce esplicitamente di “sostituzione delle fonti ad alto contenuto di carbonio”. L’obiettivo macro è portare le fonti non fossili al 25% dei consumi energetici totali e al 50% della generazione elettrica entro il 2030. Nel 2025 le fonti non fossili coprivano il 21,7% dei consumi.

Il piano non nasce nel vuoto. Il 15° Piano quinquennale, approvato a marzo 2026, aveva già incorporato il target dei 110 GW nucleari. A marzo dello stesso anno la Cina ha sottoscritto a Parigi la dichiarazione per triplicare la capacità nucleare globale entro il 2050. Il Consiglio di Stato approva nuovi reattori al ritmo di almeno dieci unità all’anno dal 2022 — nel 2025 ha dato il via libera a dieci nuovi impianti, tra cui la terza fase della centrale di Sanmen nella provincia dello Zhejiang, per un investimento complessivo superiore a 200 miliardi di yuan. La costruzione si concentra sulle tecnologie Hualong One e CAP1000, reattori di terza generazione con filiere di fornitura ormai mature e standardizzate. La standardizzazione conta: permette di abbattere i tempi e i costi di costruzione, con cantieri che in Cina si completano mediamente in cinque anni e a circa 2,7 miliardi di dollari per unità.

Il piano affronta anche la domanda energetica dell’intelligenza artificiale. Le nuove infrastrutture di calcolo dovranno approvvigionarsi prevalentemente da fonti non fossili, con una pianificazione territoriale coordinata tra data center e fonti pulite. È un dettaglio che conta: la crescita esplosiva del settore AI sta ridisegnando le proiezioni di consumo elettrico, e il nucleare — per la sua continuità di erogazione — è la risposta più diretta a quella domanda di potenza garantita che il solare e l’eolico da soli non possono assicurare.

Raggiungere i 110 GW entro il 2030 richiederà di aggiungere circa 48 GW di capacità in quattro anni. A fine agosto 2025 la Cina contava 112 unità nucleari in esercizio, in costruzione o approvate, con una capacità combinata di 125 GW — il che suggerisce che il parco cantieri già avviato potrebbe essere sufficiente, a patto che le messe in servizio rispettino la tabella di marcia. Se la macchina costruttiva cinese mantiene il ritmo attuale, il 2030 potrebbe vedere la Cina consolidarsi come primo paese al mondo per capacità nucleare operativa, con conseguenze tangibili per il mercato globale delle tecnologie di reattore e per le ambizioni di esportazione legate alla Via della Seta.

Tag: Decarbonizzazione Sicurezza energetica

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