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Il Rwanda punta al primo SMR entro i primi anni 2030 con Holtec e Rosatom

Il Rwanda Atomic Energy Board ha pubblicato una roadmap per il finanziamento del primo reattore modulare compatto del paese, previsto per i primi anni 2030. Accordi con Holtec International e Rosatom segnano il passaggio dalla pianificazione alla fase operativa.

Il Rwanda punta al primo SMR entro i primi anni 2030 con Holtec e Rosatom

Il Rwanda vuole il suo primo reattore modulare compatto operativo entro i primi anni 2030. Rwanda Atomic Energy Board ha pubblicato una Nuclear Industrial Localization Roadmap che definisce le strutture di finanziamento per il progetto SMR nazionale, spostando l’attenzione dalla pianificazione tecnologica alla sfida concreta del capitale.

La roadmap esclude il finanziamento corporate tradizionale come strada percorribile e propone una combinazione di sostegno sovrano, partecipazione multilaterale e accordi pubblico-privato. Sul piano dei partner tecnologici, il quadro si è infittito rapidamente nel corso del 2026. A maggio, Holtec International e il Rwanda Atomic Energy Board hanno firmato un accordo per il dispiegamento dell’SMR-300, un reattore ad acqua pressurizzata dotato di sistemi di sicurezza passivi. L’intesa è stata siglata al Nuclear Energy Innovation Summit for Africa, alla presenza di rappresentanti statunitensi e delle principali organizzazioni nucleari internazionali. A luglio è arrivata anche la firma con Rosatom: le due parti hanno formalizzato una roadmap per lo sviluppo di un progetto SMR dopo il primo incontro del comitato congiunto di cooperazione in campo atomico a Mosca. Il paese lavora dunque su più fronti in parallelo.

L’IAEA ha completato la propria revisione dell’infrastruttura nucleare del Rwanda — la cosiddetta Phase 1 Integrated Nuclear Infrastructure Review — e il rapporto finale ha confermato progressi concreti. L’agenzia ha rilevato un forte impegno governativo, coordinamento efficace e una preparazione anticipata in materia di sicurezza e risposta alle emergenze. Il Rwanda sta anche identificando i siti candidati per l’installazione. La scelta degli SMR risponde a una logica territoriale precisa: il paese misura circa 26.000 chilometri quadrati, e le grandi centrali convenzionali richiedono zone di esclusione difficilmente compatibili con una nazione così densamente popolata. I reattori modulari compatti offrono flessibilità di dispiegamento e possono essere scalati gradualmente in funzione della domanda.

L’obiettivo di lungo periodo è che il nucleare copra tra il 60 e il 70 per cento del mix energetico rwandese entro il 2050. Un traguardo che colloca il paese in una posizione del tutto anomala rispetto alla media africana. Attualmente l’unica centrale nucleare operativa nel continente è la sudafricana Koeberg. Il Rwanda punta a diventare il secondo stato africano con capacità nucleare attiva, ma anche a costruire una filiera industriale locale attorno alla tecnologia. La roadmap pubblicata dall’Atomic Energy Board dedica attenzione esplicita allo sviluppo delle competenze nazionali e alla partecipazione della supply chain locale, non solo alla generazione di elettricità.

Se il percorso di finanziamento troverà le risorse necessarie nei tempi previsti, il Rwanda potrebbe rappresentare un modello di riferimento per altri paesi africani che stanno esplorando il nucleare — tra cui Egitto, Kenya, Ghana, Nigeria e Marocco — tutti ancora in fase di fattibilità o regolamentazione. La vera prova sarà la chiusura del pacchetto finanziario: nessuna decisione finale di investimento è ancora stata presa, nessun contratto di costruzione firmato. Il 2027 e il 2028 saranno gli anni decisivi.

Tag: Sicurezza energetica SMR (Small Modular Reactors)

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