Google e Constellation Energy hanno siglato un accordo ventennale per aggiungere 890 megawatt di capacità nucleare alla rete elettrica statunitense senza costruire un solo nuovo reattore. L’investimento supera i 4,3 miliardi di dollari e riguarda sei impianti nucleari in Illinois, Pennsylvania e New Jersey, distribuiti su 11 unità. È il più grande “uprate” mai concluso tra un operatore nucleare e un’azienda tecnologica.
Il meccanismo è quello dell’uprate: si potenzia un reattore esistente sostituendo turbine, generatori di vapore e sistemi di controllo digitali, senza dover ottenere nuove autorizzazioni di sito né attendere anni di costruzione da zero. Gli 890 MW aggiuntivi equivalgono approssimativamente alla potenza di un grande reattore nuovo, con la differenza che un uprate evita la ricerca del sito e la coda per la connessione alla rete. Il primo incremento di potenza è atteso entro il 2028, il completamento dell’intero programma entro il 2033.
L’accordo ha una struttura doppia. Oltre all’intesa sugli uprate, le due aziende hanno firmato un separato contratto quindicennale di fornitura per altri 2.700 MW già operativi nella rete PJM. PJM Interconnection accusa una carenza di circa 6,8 GW di nuova capacità e fatica a trovare risorse mentre la domanda dei data center cresce. Il deal risponde direttamente a questa pressione. Constellation ha descritto l’accordo con Google come una “risposta diretta” alla proposta Bring Your Own Power di PJM.
Al centro dell’intesa c’è anche una componente tecnologica. Le due aziende hanno raggiunto un accordo quinquennale sull’utilizzo dei servizi cloud e di intelligenza artificiale di Google da parte di Constellation, inclusi i flussi di lavoro agentici di Gemini Enterprise. L’approccio “AI for Energy” punta ad accorciare i tempi di ingegneria e iter normativi per gli uprate, migliorare le prestazioni operative e proteggere le infrastrutture critiche. Non è un accordo collaterale: è parte integrante della logica industriale del progetto. Il CEO di Constellation, Joe Dominguez, ha definito l’intesa con Google “un modello per come le aziende tecnologiche e il settore energetico possono lavorare insieme”.
Il contesto è quello di una corsa sempre più intensa alla potenza pulita da parte dei giganti tecnologici. L’annuncio segue un accordo simile da 690 MW che Constellation ha stretto con Amazon la settimana precedente, incentrato su un’espansione da 190 MW dell’impianto di Calvert Cliffs nel Maryland. L’annuncio di Constellation è arrivato un giorno dopo che il Dipartimento dell’Energia americano ha svelato un prestito da 4,2 miliardi per estendere la vita di tre impianti nucleari di Vistra in Pennsylvania e Ohio, con Meta come acquirente dell’energia. Due deal con due hyperscaler in una settimana sola. Il segnale è chiaro.
Se questo ritmo si consolida, gli uprate potrebbero diventare lo strumento principale per aggiungere gigawatt nucleari nel breve periodo, almeno negli Stati Uniti. Google ha fissato un obiettivo di 5 GW di espansione nucleare domestica entro il 2030 attraverso uprate e riavvii di impianti. La strada per arrivarci passa da accordi come questo: veloci da strutturare, ancorati a infrastrutture già esistenti, e capaci di muovere miliardi senza attendere che il primo mattone di un nuovo reattore venga posato.




