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Emirati, 200 miliardi di dirham nell’energia al 2030 con il nucleare nel mix

Il ministro dell’Energia Suhail Al Mazrouei ha annunciato all’ADIPEC 2026 investimenti nazionali fino a 200 miliardi di dirham entro il 2030. Nucleare, rinnovabili e gas restano le tre componenti del mix energetico emiratino.

Emirati, 200 miliardi di dirham nell’energia al 2030 con il nucleare nel mix

Gli Emirati Arabi Uniti prevedono investimenti nazionali fino a 200 miliardi di dirham nel settore energetico entro il 2030, circa 54,5 miliardi di dollari. Lo ha detto il ministro dell’Energia e delle Infrastrutture, Suhail bin Mohammed Al Mazrouei, intervenendo a un panel ministeriale all’ADIPEC 2026 di Abu Dhabi, dedicato al tema “Energy Security Is National Security”.

Al Mazrouei ha indicato la diversificazione come asse della strategia. Rinnovabili, nucleare e gas hanno ruoli complementari e garantiscono forniture affidabili e competitive. Il ministro ha ricordato che i grandi progetti nazionali diversificano il mix energetico accostando le fonti rinnovabili all’energia nucleare a uso pacifico. Il piano prevede anche una maggiore partecipazione dei privati e partnership più strette lungo la filiera.

I numeri citati dal ministro per la fase attuale sono questi: la capacità rinnovabile è salita da 129 megawatt nel 2015 a oltre 8,2 gigawatt nel 2025, un aumento di più di 63 volte. L’energia pulita copre il 32,4% della generazione. L’obiettivo è il 35% entro il 2031. Un anno fa, in occasione dello UAE Energy Forum 2025, Al Mazrouei aveva indicato una capacità pulita complessiva di 12,4 gigawatt, di cui 5,6 GW da nucleare. Quella quota arriva dalla centrale di Barakah.

Il contesto è la domanda in crescita. Il ministro collega l’aumento dei consumi all’espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center, che richiedono più elettricità da tutte le fonti. Per questo, secondo il governo emiratino, la sicurezza energetica comprende anche resilienza delle infrastrutture, cybersicurezza e continuità del servizio. Al Mazrouei ha citato inoltre lo sviluppo di capacità produttive locali, l’accesso alle attrezzature critiche e la formazione di competenze nazionali specializzate.

Le conseguenze sono concrete per il settore. Masdar ha raggiunto investimenti per circa 45 miliardi di dollari e un portafoglio di oltre 65 gigawatt, con l’obiettivo di arrivare a 100 gigawatt entro il 2030. Tra le priorità dichiarate ci sono l’avvio più rapido dei progetti, nuovi strumenti di finanziamento e l’impiego su larga scala delle tecnologie emergenti. Per i fornitori nucleari internazionali, un mercato che mette risorse pubbliche e capitali privati sullo stesso piano è un interlocutore da seguire.

Per chi guarda all’Italia, il caso emiratino mostra un percorso replicabile nelle sue linee generali: una centrale entrata in servizio, una quota nucleare già misurabile nel mix e un piano di spesa che la inserisce accanto alle altre fonti. Se la domanda dei data center seguirà le stime, i prossimi annunci su nuova capacità nucleare nel Golfo potrebbero arrivare prima della scadenza del 2030.

Tag: Energie rinnovabili Sicurezza energetica Transizione energetica

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