Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Nucleare di ENEA, è intervenuto alla World Tech Conference 2026 con un messaggio diretto: l’energia nucleare ha davvero migliorato le sue prestazioni, e il prossimo decennio potrebbe segnare una svolta concreta nel modo in cui viene prodotta e gestita. Il forum globale, per Dodaro, è un’occasione per allargare la consapevolezza pubblica su tecnologie che spesso restano confinate al dibattito specialistico.
Il punto di partenza è il combustibile. Dodaro ha chiarito che quando si parla di scorie nucleari, il riferimento è quasi sempre al combustibile esausto già utilizzato nelle centrali del passato. La tecnologia attuale consente già un uso più efficiente del combustibile rispetto alle generazioni precedenti. Ma è sulla prossima generazione di reattori che si concentra l’attenzione: quelli che saranno pronti nel prossimo decennio potranno riutilizzare il combustibile, chiudendo di fatto il ciclo delle risorse e riducendo il volume complessivo delle scorie. Non si tratta di una promessa astratta: è la direzione su cui ENEA lavora da anni nei propri laboratori e nelle collaborazioni europee.
Il contesto italiano è tutt’altro che fermo. Il Programma di Ricerca Nucleare — finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e attuato da ENEA con CNR e Consorzio RFX — punta su SMR e AMR come tecnologie cardine, con 20 borse di dottorato previste per l’anno accademico 2026-2027. Dodaro ha più volte ribadito che l’energia nucleare è una fonte a basse emissioni in grado di integrarsi con le rinnovabili, sostenendone la continuità quando la produzione intermittente non basta. È una visione che sposa la transizione energetica senza mettere da parte la stabilità della rete.
Sul fronte dei reattori modulari, ENEA ha già un progetto concreto nella short list europea: EAGLES-300, uno SMR veloce raffreddato a piombo guidato da Ansaldo Nucleare e ENEA, è stato confermato tra le otto iniziative più promettenti dell’Alleanza Industriale Europea sugli SMR. La messa in esercizio commerciale è fissata al 2039. I reattori a spettro veloce raffreddati a piombo hanno una proprietà che li distingue: possono alimentarsi con il combustibile scaricato da altri reattori e riciclarlo in modo continuo, riducendo le scorie a lunga vita e ottimizzando l’uso delle materie prime. Parallelamente, ENEA mantiene un ruolo attivo nel governing board di SNETP, la piattaforma europea di ricerca e sviluppo sul nucleare sostenibile riconosciuta dalla Commissione europea.
La visione di Dodaro non si ferma alla fissione. ENEA partecipa ai principali programmi internazionali sulla fusione — da ITER al DTT di Frascati — tenendo aperta una prospettiva di lungo periodo che va oltre i reattori modulari. Nel frattempo, il lavoro quotidiano avanza sui banchi di prova del centro di Brasimone, dove le competenze italiane sui metalli liquidi pesanti, conservate anche nei decenni di stop al nucleare nazionale, alimentano progetti europei di quarta generazione. Quello che emerge dalla World Tech Conference 2026 è un’istituzione che non parla solo di futuro: ha un piano, ha progetti in corso e ha già un posto nei tavoli europei dove si decide la direzione della ricerca nucleare dei prossimi vent’anni.




