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Giappone: il nucleare torna protagonista con il piano energetico al 20%

Tokyo ha approvato il Settimo Piano Energetico Strategico, puntando a portare il nucleare dall’8,5% al 20% del mix elettrico entro il 2040, con il riavvio di tutti i 33 reattori operabili. La centrale di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo, ha già riavviato il reattore 6 a febbraio 2026.

Giappone: il nucleare torna protagonista con il piano energetico al 20%

Il Giappone ha cambiato rotta in modo netto. Il Settimo Piano Energetico Strategico, approvato dal governo il 18 febbraio 2025, ha eliminato la formula — presente in tutti i piani precedenti dal 2014 — che chiedeva di ridurre al minimo la dipendenza dal nucleare. Al suo posto, una sola parola d’ordine: massimizzare. L’obiettivo è portare la quota nucleare dall’8,5% del 2023 a circa il 20% entro il 2040, dimezzando nel contempo il peso dei combustibili fossili dall’attuale 70% a una forchetta del 30-40%.

Il caso più emblematico di questa svolta è la centrale di Kashiwazaki-Kariwa, di proprietà di TEPCO e la più grande del mondo per capacità installata. Ferma da oltre un decennio dopo il disastro di Fukushima del 2011, ha riavviato il reattore 6 il 9 febbraio 2026, raggiungendo l’operatività commerciale ad aprile. Con 1.356 MW di potenza installata, questo solo reattore potrebbe sostituire circa 1,3 milioni di tonnellate di GNL importato ogni anno, pari a 62 miliardi di piedi cubi di gas naturale, secondo le stime del governo giapponese. Con questo riavvio, il Giappone conta oggi 15 reattori nucleari in funzione, per una capacità complessiva di 33 GW.

La spinta a tornare sul nucleare non nasce solo da ragioni climatiche. Il Giappone dipende dalle importazioni per oltre il 90% del suo fabbisogno primario di energia. Prima di Fukushima, i reattori coprivano circa il 30% della produzione elettrica nazionale. Dopo il 2011, quella quota è crollata e il gas naturale — interamente importato — ha colmato il vuoto, arrivando a coprire il 33% della generazione elettrica nel 2024. Le importazioni di GNL si sono ridotte da 11 miliardi di piedi cubi al giorno nel 2018 a 9 nel 2025, grazie ai progressivi riavvii nucleari, ma il Paese resta il secondo importatore mondiale di GNL dopo la Cina. La guerra in Ucraina e le tensioni sullo Stretto di Hormuz hanno reso ancora più evidente il costo di questa dipendenza. Il Piano prevede anche lo sviluppo di reattori avanzati di nuova generazione per sostituire quelli in dismissione: il Ministero dell’Economia stima che entro gli anni 2040 serviranno tra 2 e 5 nuovi impianti, e tra 11 e 14 entro gli anni 2050.

C’è anche una domanda industriale che spinge verso l’alto il fabbisogno di elettricità decarbonizzata. La crescita dei data center per l’intelligenza artificiale e delle fabbriche di semiconduttori sta aumentando i consumi in modo significativo. Il piano sottolinea esplicitamente che la mancanza di fonti energetiche pulite rischierebbe di compromettere la competitività industriale del Giappone. Per questo il governo punta a massimizzare sia il rinnovabile — atteso tra il 40 e il 50% del mix entro il 2040 — sia il nucleare, abbandonando ogni approccio dicotomico tra le due fonti. I reattori riavviati hanno registrato un fattore di carico dell’80,5% nel 2024, a conferma dell’affidabilità operativa degli impianti tornati in servizio. Per raggiungere il 20% entro il 2040 sarà però necessario portare in esercizio fino a 30 reattori: oggi 15 sono operativi, 3 hanno ottenuto l’approvazione iniziale dell’Autorità di Regolazione Nucleare e 6 sono sotto esame.

Il quadro normativo ha subito una modifica sostanziale a giugno 2025, quando è entrata in vigore la norma che esclude dal computo della vita operativa i periodi in cui i reattori sono stati fermi per revisioni regolamentari post-Fukushima. Questo allunga concretamente l’orizzonte economico degli impianti esistenti e li rende più interessanti per gli investitori. Il Giappone punta a ridurre la sua storica vulnerabilità energetica con strumenti che conosce già: l’atomo. Se il ritmo dei riavvii manterrà l’accelerazione impressa negli ultimi mesi, Tokyo potrebbe avvicinarsi all’obiettivo del 20% entro la scadenza del 2040 — e ridisegnare in modo duraturo la sua postura energetica nel Pacifico.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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