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Grafite nucleare da carbone americano: la scommessa di Carbonium per i reattori di IV generazione

Carbonium Core sta testando su scala pilota una tecnologia per produrre grafite di grado nucleare da carbone americano, destinata ai reattori di quarta generazione e agli SMR. L’azienda è in fase di fusione con TOMI Environmental Solutions e punta a una produzione commerciale da 50.000 tonnellate annue.

Grafite nucleare da carbone americano: la scommessa di Carbonium per i reattori di IV generazione

Carbonium Core ha avviato i test su scala pilota di un processo per trasformare carbone americano a bassa qualità in grafite ultra-pura di grado nucleare. L’obiettivo è rifornire i reattori di quarta generazione — inclusi i reattori modulari compatti, gli SMR — con un materiale oggi quasi interamente importato dall’estero. Il test si svolge in una struttura a Oneida, Tennessee, e segna il passaggio dalla fase di laboratorio a quella pre-industriale.

La tecnologia di purificazione è stata sviluppata in collaborazione con l’Oak Ridge National Laboratory (ORNL), il centro di ricerca del Dipartimento dell’Energia americano che da anni lavora sulla conversione del carbone in prodotti ad alto valore aggiunto. Carbonium ha ottenuto la licenza esclusiva di questo processo e punta a produrre grafite con una purezza del 99,9%. A quel livello di qualità, il materiale soddisfa i requisiti tecnici per l’impiego diretto nei circuiti dei reattori avanzati — un requisito stringente che pochi produttori al mondo riescono oggi a rispettare.

Il contesto geopolitico pesa sulla vicenda quanto la chimica. La grafite di grado nucleare è un materiale strategico, e la filiera globale è oggi dominata da produttori cinesi. Ridurre questa dipendenza è diventata una priorità esplicita delle politiche industriali americane. Carbonium si posiziona esattamente su quel vuoto: una catena di approvvigionamento interamente americana, dal giacimento al reattore, senza passaggi esteri. L’allineamento con le priorità del Dipartimento dell’Energia non è casuale — l’azienda è in discussione avanzata con rappresentanti DOE per una possibile collaborazione formale.

Sul fronte societario, il 29 giugno 2026 TOMI Environmental Solutions (Nasdaq: TOMZ) e Carbonium Core hanno firmato un accordo definitivo di fusione. Carbonium diventerà una sussidiaria interamente controllata da TOMI. La combinazione unisce la tecnologia di decontaminazione SteraMist di TOMI con la piattaforma grafite di Carbonium, creando un’azienda esposta a due filiere di materiali strategici: la biosicurezza e l’energia nucleare. La fusione è soggetta all’approvazione degli azionisti e alle consuete condizioni di chiusura.

Le ambizioni industriali di Carbonium sono definite in termini concreti. La roadmap prevede una struttura commerciale capace di produrre circa 50.000 tonnellate metriche annue di grafite nucleare, un volume che il management stima possa generare un’opportunità di ricavo a lungo termine vicina a 1,5 miliardi di dollari. Sono stime soggette a molteplici variabili — finanziamenti, approvazioni regolatorie, tempi di dispiegamento dei reattori avanzati — ma danno la misura di quanto grande possa essere il mercato se la tecnologia tiene. Il mercato globale della grafite sintetica vale già tra 13 e 15 miliardi di dollari.

Se la fase pilota a Oneida darà i risultati attesi, Carbonium si troverà nella posizione di essere il primo produttore americano su scala commerciale di grafite nucleare domestica. Per i reattori di quarta generazione, che dipendono da questo materiale per la moderazione neutronica e la resistenza alle alte temperature, avere una fonte di approvvigionamento sicura e non soggetta a tensioni geopolitiche non è un dettaglio tecnico. È una condizione abilitante. E la finestra per occupare quella posizione, prima che altri attori si organizzino, si sta restringendo.

Tag: Decarbonizzazione SMR (Small Modular Reactors)

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