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IEA e UE: nucleare ed elettricità al centro della sicurezza energetica

Il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, e il Commissario UE all’Energia, Dan Jørgensen, indicano l’espansione del nucleare e delle reti elettriche come asse portante della sicurezza energetica europea. La produzione nucleare mondiale ha già toccato un record nel 2025 e continuerà a crescere.

IEA e UE: nucleare ed elettricità al centro della sicurezza energetica

Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, e Dan Jørgensen, Commissario europeo per l’Energia, hanno un messaggio preciso: più reti, più elettricità, meno combustibili fossili. E nel mix che devono alimentare questa elettricità, il nucleare occupa un posto che non è più in discussione. L’intervista rilasciata a Euronews nei giorni scorsi mette in fila le priorità dell’agenda energetica europea con una chiarezza che raramente si sente a questo livello istituzionale.

La tesi di fondo è che l’Europa non possa interpretare nessuna distensione geopolitica come un segnale di ritorno alla normalità. Birol ha avvertito che una chiusura dello Stretto di Hormuz farebbe risalire il prezzo del petrolio con conseguenze pesanti per le economie europee. La risposta strutturale, secondo i due dirigenti, è un programma di elettrificazione rapida: espandere la capacità nucleare e rinnovabile, investire nelle infrastrutture di rete, spingere sui veicoli elettrici e sulle pompe di calore, e rendere l’elettricità più economica dei fossili. Il costo dell’elettricità, ha detto Birol, è il vero discriminante: «Non sceglieranno l’elettrico perché è pulito. Lo sceglieranno perché costa meno». Jørgensen ha anticipato la prossima strategia europea sull’elettrificazione, una bozza della quale è già stata visionata da Euronews.

Il contesto numerico dà sostanza alle parole. La generazione nucleare globale ha già segnato un record nel 2025, sostenuta dai riavvii in Giappone, dall’aumento di produzione in Francia e dalla messa in esercizio di nuovi reattori in Cina, India e Corea. Secondo l’IEA, la crescita nucleare procederà a una media del 2,8% annuo fino al 2030, più del doppio del ritmo registrato nel quinquennio 2021–2025. Entro quell’anno, rinnovabili e nucleare insieme copriranno il 50% della generazione elettrica mondiale, rispetto al 42% attuale. Più di 70 gigawatt di nuova capacità nucleare sono oggi in costruzione a livello globale, uno dei livelli più alti degli ultimi trent’anni, e oltre 40 paesi hanno inserito il nucleare nelle proprie strategie energetiche nazionali.

Sul fronte delle reti, la sfida è analoga. L’IEA stima che la domanda di elettricità richiederà un aumento del 50% degli investimenti annui nelle infrastrutture di trasmissione entro il 2030. In Europa, la Banca Europea per gli Investimenti ha già stanziato un record di 11 miliardi di euro in nuovi finanziamenti per le reti nel 2025, quasi triplicando il livello del 2023. Il Parlamento europeo e il Consiglio UE avvieranno dopo l’estate le negoziazioni politiche per ammodernare le linee elettriche del continente. La Penisola Iberica resta il caso emblematico delle lacune attuali: la scarsa interconnessione con la Francia limita la circolazione dell’energia e riduce la resilienza dell’intero sistema europeo.

Birol non entra nel dibattito sul mix energetico tra paesi: «Alcuni puntano sul nucleare, altri più sulle rinnovabili, altri su entrambi. Ma l’elettrificazione di cui parliamo è necessaria sia per il nucleare sia per le rinnovabili». È una posizione che supera la vecchia contrapposizione e colloca il nucleare come componente strutturale di qualsiasi scenario di decarbonizzazione credibile. Gli SMR — i reattori modulari di piccola taglia — sono esplicitamente citati dall’IEA come vettore di crescita futura, con una stima di 80 GW di capacità installata entro il 2040 se gli investimenti verranno raddoppiati fino a 120 miliardi di dollari annui entro il 2030.

Se la politica europea reggerà questo orientamento anche dopo l’estate — quando inizieranno i negoziati sul nuovo assetto delle reti — si capirà quanto le dichiarazioni di Birol e Jørgensen siano destinate a tradursi in infrastrutture reali. Il segnale istituzionale è chiaro. L’esito dipende dalla velocità con cui gli Stati membri allineeranno i propri piani nazionali a una visione che, per la prima volta da anni, mette nucleare e reti sullo stesso piano delle rinnovabili nella costruzione della sicurezza energetica europea.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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