Il 14 maggio 2025 l’Italia ha il suo veicolo industriale per il ritorno al nucleare. Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno formalizzato la costituzione di Nuclitalia, società a responsabilità limitata con sede a Roma incaricata di studiare le tecnologie nucleari avanzate e analizzare le opportunità di mercato nel settore. La ripartizione del capitale riflette i pesi industriali: Enel detiene il 51%, Ansaldo Energia il 39%, Leonardo il 10%.
Il mandato operativo è preciso. Nuclitalia valuterà i progetti più maturi di energia nucleare sostenibile, con un focus iniziale sui reattori modulari raffreddati ad acqua. Il processo include la definizione dei requisiti specifici per il sistema energetico italiano e la selezione delle soluzioni più adatte sulla base di analisi tecnico-economiche approfondite. La società curerà anche partnership industriali e opportunità di co-design, con attenzione al rafforzamento della filiera italiana. Il consiglio di amministrazione è composto da sette membri, presieduto da Ferruccio Resta, ex Rettore del Politecnico di Milano. L’amministratore delegato è Luca Mastrantonio, responsabile dell’unità Nuclear Innovation di Enel. La supervisione istituzionale coinvolge il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in raccordo con il Ministero dell’Ambiente e dell’Energia e il Ministero delle Imprese.
Il contesto internazionale in cui Nuclitalia si inserisce è in pieno movimento. Il giorno stesso della sua fondazione, dall’altra parte dell’Atlantico, GE Vernova Hitachi Nuclear Energy ha ottenuto il via libera dalla Provincia dell’Ontario e da Ontario Power Generation per avviare la costruzione del primo SMR nel mondo occidentale presso il sito di Darlington, in Canada. Il reattore è il BWRX-300, un modello da 300 MWe a ebollizione d’acqua che GE stima costruibile in 24-36 mesi con un approccio modulare. I componenti chiave, tra cui il vessel del reattore, sono già in fase di produzione. Sul sito sono previste in totale quattro unità. Parallelamente, la Tennessee Valley Authority ha presentato domanda alla Nuclear Regulatory Commission statunitense per costruire un BWRX-300 a Oak Ridge, Tennessee, ricevendo un grant federale da 400 milioni di dollari dal Dipartimento dell’Energia.
Sul fronte degli accordi commerciali, GE Vernova ha annunciato in Arabia Saudita, durante la visita di Stato del presidente Trump, iniziative per un valore complessivo fino a 14,2 miliardi di dollari a supporto della generazione elettrica e della stabilità della rete del Paese. Il pacchetto include forniture di turbine a gas ad alta efficienza, condensatori sincroni, servizi di manutenzione con Aramco e Saudi Electricity Company, oltre a memorandum d’intesa con ACWA Power per turbine e attrezzature di elettrificazione. GE Vernova ha anche annunciato l’espansione dello stabilimento GESAT di Dammam per la produzione locale di interruttori gas-isolati ad alta tensione, il primo impianto di questo tipo in Medio Oriente. La società è presente in Arabia Saudita da quasi 90 anni, con una base installata superiore a 50 gigawatt.
Il quadro che emerge da questi tre movimenti distinti — la nascita di Nuclitalia, il cantiere di Darlington, gli accordi sauditi — disegna un settore che avanza su più assi geografici contemporaneamente. Per l’Italia, Nuclitalia è il primo passo concreto verso una valutazione seria degli SMR: non ancora una scelta tecnologica, ma un’infrastruttura decisionale. Se il BWRX-300 manterrà le tempistiche canadesi e si confermerà il primo SMR operativo occidentale entro fine decennio, le analisi che Nuclitalia sta avviando oggi avranno dati reali su cui lavorare. Il percorso resta lungo, ma per la prima volta da decenni l’Italia si siede al tavolo con struttura e capitali.




