NuScale Power è vicina al passaggio che può trasformare un progetto sulla carta in un cantiere: la firma di un contratto di acquisto di energia (PPA) per un impianto di piccoli reattori modulari da 6 gigawatt nell’est degli Stati Uniti. Il management punta a chiudere entro la fine del 2026.
L’intesa riguarda la Tennessee Valley Authority e oggi è in larga parte non vincolante. Il PPA impegnerebbe l’utility ad acquistare l’elettricità del progetto a un prezzo prestabilito per anni, forse per decenni. È la garanzia di ricavi che serve per avviare la costruzione. A maggio il CEO ha riferito che ENTRA1, il partner finanziario di NuScale che firmerebbe materialmente il contratto con TVA, descrive le trattative come avanzate verso un accordo definitivo.
La tecnologia è quella dei Power Modules: reattori ad acqua leggera costruiti in fabbrica. Ogni modulo produce 77 MWe e più moduli si combinano in array fino a 924 MWe, energia sufficiente per circa 700.000 abitazioni oppure per data center e impianti industriali. NuScale è l’unico sviluppatore di SMR con un design certificato dalla NRC, l’autorità di regolazione nucleare americana. Una credenziale concreta da proporre a chi cerca elettricità continua e senza emissioni.
Il contesto spinge nella stessa direzione. I gestori di data center per l’intelligenza artificiale hanno bisogno di molta energia affidabile e la rete elettrica non cresce alla stessa velocità. Il 6 ottobre Google e Constellation Energy hanno annunciato un accordo di lungo periodo che finanzia aumenti di potenza nei reattori già in esercizio sulla rete PJM. L’intesa non coinvolge gli SMR, ma ha riacceso l’interesse degli investitori: quel giorno NuScale ha guadagnato circa il 7%, insieme a Oklo e NANO Nuclear Energy. A livello politico, Washington ha fissato l’obiettivo di quadruplicare la capacità nucleare entro il 2050 e sostiene lo sviluppo di microreattori e SMR.
Nelle ultime settimane l’azienda ha messo a segno anche risultati operativi: strumenti di intelligenza artificiale specifici per il nucleare, sviluppati con Nuclearn e NPX, che nei primi test riducono fino all’80% il tempo necessario a reperire informazioni ingegneristiche, pellet di sicurezza a ossido di boro con MillenniTEK e un contratto con Paragon per il sistema di protezione integrato. Il titolo quota intorno ai 6 dollari e il prossimo appuntamento è la trimestrale del 5 novembre. Gli analisti indicano un target medio di 11,77 dollari.
Se il PPA con TVA arriva entro dicembre, il progetto da 6 GW può entrare nella fase di licenza e diventare il riferimento per i primi grandi ordini commerciali di SMR in Nord America. Per l’Italia, che sta riaprendo il dossier nucleare e guarda ai reattori modulari, quel contratto sarebbe un test concreto di cosa serve per portare questa tecnologia dal progetto al mercato.




