Russia e Stati Uniti stanno discutendo progetti congiunti di data center alimentati da centrali nucleari russe, anche di piccola taglia. Lo ha dichiarato il 17 ottobre Kirill Dmitriev, inviato di Vladimir Putin per gli investimenti e capo del fondo sovrano RDIF, intervenuto alla Settimana russa dell’energia a Mosca.
Dmitriev ha parlato di iniziative comuni che seguiranno l’accordo sul diesel concluso la settimana scorsa. Tra le ipotesi, ha detto, ci sono data center russi e americani, alcuni dei quali potrebbero funzionare con piccole centrali nucleari. Nessun dettaglio su siti, potenze o tempi. L’inviato si è detto ottimista sul lancio di queste iniziative prima della conclusione del conflitto in Ucraina.
L’elenco dei dossier è più ampio. Secondo Dmitriev, Mosca continuerà a fornire agli Stati Uniti uranio e, oltre a questo, fertilizzanti, alluminio e terre rare. Nella lista rientrano anche progetti nell’Artico, nell’energia e nel gas naturale liquefatto. Ha aggiunto che il Tesoro americano si sarebbe rivolto al suo fondo per aiutare ad attuare l’intesa sul diesel.
Il contesto è quello della domanda elettrica spinta dall’intelligenza artificiale. I data center hanno bisogno di energia continua e a basse emissioni, e il nucleare è tra le fonti più cercate dalle grandi aziende tecnologiche. Dmitriev sostiene da mesi che la Russia offre elettricità tra le più economiche al mondo e che i data center per l’IA sono prima di tutto una questione di potenza disponibile.
Gli ostacoli restano. Lo stesso Dmitriev ha ammesso che le sanzioni americane pongono limiti seri e ha definito sbagliato il Graham Act, firmato da Donald Trump il mese scorso per ridurre i ricavi energetici di Mosca. Un giorno prima dell’intervento, Trump aveva sospeso gran parte delle misure previste da quel pacchetto. Restano in vigore i divieti di export dei chip avanzati, che servirebbero a far funzionare quei data center. Né Washington né le aziende tecnologiche statunitensi hanno confermato portata e fattibilità dei progetti.
Per il settore nucleare l’indicazione è chiara: la richiesta di energia dei data center spinge anche i piccoli reattori modulari in trattative diplomatiche. Se le intese tra Mosca e Washington resteranno sulla carta o diventeranno contratti dipenderà dall’evoluzione delle sanzioni e dai negoziati sull’Ucraina. In ogni caso, l’abbinamento tra reattori di piccola taglia e calcolo ad alta intensità energetica è ormai un tema da tavoli di governo.




