Una soletta di acciaio e calcestruzzo da 953 tonnellate è scesa a 35 metri di profondità nel cantiere di Darlington, in Ontario. È la base del primo reattore BWRX-300 firmato GE Vernova — ex GE Hitachi Nuclear Energy — ed è il momento in cui il primo SMR su scala di rete del mondo occidentale smette di essere un progetto e diventa costruzione.
La soletta misura 37 metri di diametro ed è stata assemblata in un unico pezzo prima di essere calata da una delle gru cingolate più grandi al mondo. Secondo quanto riporta World Nuclear News, è la prima volta in Canada che la fondazione di un edificio reattore viene montata in modo modulare: Ontario Power Generation l’ha definita “mettere la M in SMR”. Il cantiere di Darlington ospiterà quattro unità BWRX-300, ognuna da 300 megawatt elettrici, per una capacità complessiva sufficiente ad alimentare circa 1,2 milioni di abitazioni. La licenza di costruzione è arrivata dalla Canadian Nuclear Safety Commission nell’aprile 2025, il governo dell’Ontario ha dato il via libera definitivo poche settimane dopo. Il budget complessivo del progetto è di 20,9 miliardi di dollari canadesi; solo il primo reattore vale 7,7 miliardi, inclusi 1,6 miliardi per infrastrutture condivise tra le quattro unità. La prima produzione di elettricità è attesa non prima della fine del 2030.
Il design BWRX-300 ha già una coda di ordini che abbraccia tre continenti. Tennessee Valley Authority è la prima utility americana ad aver depositato una domanda di permesso di costruzione per un BWRX-300 sul sito di Clinch River, vicino a Oak Ridge: la Nuclear Regulatory Commission ha protocollato la domanda nel luglio 2025 e prevede di completare la revisione entro fine 2026, con 400 milioni di dollari dal Dipartimento dell’Energia già impegnati. In Polonia, Orlen Synthos Green Energy punta a una flotta di circa 24 unità, con il primo reattore previsto vicino a Wloclawek entro il 2032. Svezia, Estonia, Ungheria e la provincia canadese del Saskatchewan seguono lo stesso percorso. L’argomento economico degli SMR ruota tutto sulla standardizzazione: costruire la stessa macchina in serie, abbassando i costi a ogni iterazione, come già accaduto con la manutenzione dei reattori convenzionali di Darlington, dove il secondo intervento ha richiesto 250 giorni in meno rispetto al primo.
A ottomila chilometri di distanza, all’Idaho National Laboratory, il governo americano sta completando un reattore di tutt’altra taglia. Si chiama MARVEL — Microreactor Applications Research, Validation and Evaluation — e produce 85 kilowatt. La sua impronta al suolo equivale a un parcheggio singolo; l’altezza è circa quattro metri e mezzo. È raffreddato a metallo liquido, funziona senza pompe e sarà il primo reattore di prova completato dal laboratorio in più di quattro decenni. Non è pensato per alimentare abitazioni o industrie: genera appena abbastanza corrente per qualche rack di server. Il punto è un altro. MARVEL serve a testare tecnologie, raccogliere dati e certificare componenti per i microreattori commerciali che decine di startup stanno sviluppando. Chi arriva prima con i dati di esercizio reali stabilisce le regole del settore. C’è un dettaglio che vale la pena citare: il combustibile per MARVEL è prodotto da TRIGA International, joint venture tra la francese Framatome e General Atomics, in un impianto nel sud-est della Francia, sotto un contratto per 37 elementi di combustibile. Il reattore di riferimento del governo americano gira su combustibile fabbricato in Francia.
I due progetti — il colosso canadese da 300 megawatt e il microreattore americano da 85 kilowatt — non sono in competizione. Mostrano gli estremi di una stessa scommessa: che il nucleare possa essere costruito in forme molto diverse, tutte replicabili, tutte utili. Darlington farà capire quanto costa davvero costruire un BWRX-300 in serie. MARVEL farà capire se i microreattori possono funzionare in modo affidabile prima che qualcuno li installi in luoghi dove non si può inviare una squadra di manutenzione ogni settimana. Se entrambi vanno come previsto, il prossimo decennio del nucleare sarà costruito sui dati che producono oggi.




