Terra Innovatum Global (NASDAQ: NKLR) ha annunciato il 17 giugno 2026 un’iniziativa per aumentare la potenza elettrica del suo micro-reattore modulare SOLO™ del 25%, passando dall’attuale ~1 MWe a circa 1,25 MWe per unità. I primi studi di ingegneria confermano la fattibilità tecnica dell’obiettivo. Il partner tecnologico è Baker Hughes, colosso dell’energia che fornirà le soluzioni di turbocompressione a CO₂ supercritica (sCO₂).
Al centro dell’iniziativa c’è una rivisitazione dell’architettura di conversione dell’energia. Terra Innovatum intende adottare un ciclo termodinamico basato su CO₂ supercritica, una tecnologia che opera a pressioni molto elevate e consente di estrarre più lavoro meccanico dallo stesso calore disponibile rispetto ai cicli convenzionali a vapore. Il risultato atteso è un’uscita elettrica netta superiore per ogni reattore, con una riduzione del numero di unità necessarie per raggiungere capacità multi-megawatt. Meno unità significa meno complessità di impianto, meno componenti da installare e, in definitiva, costi di deployment più contenuti per il cliente finale. I due gruppi hanno formalizzato la collaborazione con la firma di un Memorandum of Understanding, nell’ambito del quale valuteranno congiuntamente le soluzioni sCO₂ di Baker Hughes applicate alle configurazioni future di SOLO™.
Il SOLO™ è un micro-reattore modulare raffreddato a elio, moderato a solido, che usa combustibile UO₂ arricchito al 4,95% in U-235 con cladding in Zircaloy — la stessa tipologia di combustibile dei grandi reattori ad acqua leggera oggi in esercizio. La scelta di tecnologia consolidata non è casuale: abbassa le barriere regolatorie e consente di appoggiarsi a catene di fornitura esistenti. La Nuclear Regulatory Commission statunitense è impegnata in attività di pre-applicazione con l’azienda già dal gennaio 2025. Il reattore nella sua configurazione base eroga 1 MWe e 5 MWt, con un ciclo di combustibile di 15 anni senza ricarica. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è il deployment commerciale entro il 2028.
La mossa ha senso in chiave di mercato. Quando si progetta un impianto da dieci o venti megawatt elettrici assemblando unità da 1 MWe, ogni incremento unitario di potenza si moltiplica direttamente sul numero di reattori necessari: passare a 1,25 MWe equivale a risparmiare un reattore ogni cinque nell’installazione media. Per i clienti industriali, off-grid o nei mercati difesa — che sono i segmenti primari di Terra Innovatum — questa differenza incide in modo diretto sul costo totale del progetto. L’amministratore delegato Alessandro Petruzzi ha definito l’iniziativa “un passo decisivo” verso soluzioni energetiche ad alta efficienza e maggiore capacità installata per sito.
Terra Innovatum ha costruito negli ultimi mesi un ecosistema di partner industriali di peso. Sul fronte della manifattura lavora con ATB Riva Calzoni, che guiderà la produzione dei componenti e il commissioning. Sul piano commerciale ha stretto accordi con Ameresco per il deployment di fino a 50 reattori nei mercati americano e globale, e conta su una rete di fornitori come Paragon Energy Solutions e Conuar. Il collegamento con Baker Hughes aggiunge ora una dimensione tecnologica di primo piano: l’azienda porta know-how consolidato nelle turbomacchine avanzate e nella conversione di potenza ad alta efficienza.
Se i target di ingegneria saranno confermati nelle fasi successive di sviluppo, il SOLO™ da 1,25 MWe diventerà un prodotto sensibilmente più competitivo per le applicazioni che richiedono decine di megawatt in siti remoti o industriali. L’integrazione della tecnologia sCO₂ apre anche la strada a configurazioni ibride calore-elettricità, ampliando la gamma di utilizzi possibili. Con il 2028 come data-obiettivo per il primo deployment commerciale, ogni guadagno di efficienza raggiunto oggi nei laboratori si traduce direttamente in un argomento di vendita concreto per i contratti che Terra Innovatum sta negoziando adesso.




