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Temasek e Sizewell C: il grande capitale scommette sul nucleare

Il fondo sovrano di Singapore Temasek punta all’energia nucleare come asset strategico, mentre nel Regno Unito Sizewell C ottiene il via libera definitivo con finanziamenti per 38 miliardi di sterline. Due segnali che indicano una direzione chiara: il capitale istituzionale globale torna a credere nell’atomo.

Temasek e Sizewell C: il grande capitale scommette sul nucleare

Due notizie, una settimana. Temasek Holdings, il fondo sovrano da oltre 300 miliardi di dollari di Singapore, ha annunciato l’intenzione di portare l’esposizione alle infrastrutture dal 1% al 5% del portafoglio entro il 2031, con il nucleare esplicitamente tra i settori prioritari. Nel frattempo, nel Suffolk, Sizewell C ha raggiunto il financial close: 38 miliardi di sterline mobilizzati, cantiere pronto a partire. Il messaggio è lo stesso da entrambe le parti del mondo.

Il piano di Temasek è preciso. Entro il 2031 il fondo intende aumentare la quota di asset legati all’intelligenza artificiale dall’attuale 6% fino al 15% del portafoglio, investendo in data center, semiconduttori e infrastrutture cloud. Per alimentare tutto questo serve energia. Molta. Ed è qui che entra il nucleare: nel piano strategico del fondo figura esplicitamente tra le aree di crescita, insieme alla modernizzazione della rete elettrica e allo stoccaggio energetico. Non è un dettaglio marginale. È la risposta concreta all’equazione che molti gestori di patrimoni stanno risolvendo nello stesso modo: la domanda di elettricità cresce, le rinnovabili da sole non bastano, il nucleare torna a essere finanziariamente credibile.

Temasek non si muove da sola. A maggio 2026, il suo braccio filantropico Temasek Trust ha co-fondato con la Rockefeller Foundation la Global Coalition for Nuclear Philanthropy, un’iniziativa pensata per mobilitare capitali verso il nucleare nei Paesi in via di sviluppo. I dati di partenza sono eloquenti: secondo le stime citate dalla coalizione, meno dello 0,2% della filantropia climatica globale finisce oggi sul nucleare. La coalizione intende cambiare questa proporzione, lavorando su quattro assi: costruire consenso pubblico, formare competenze, rendere i progetti bancabili e rafforzare la governance. Accanto a Temasek Trust e Rockefeller figurano Blue Horizons Foundation, Founders Pledge e l’Oppenheimer Project come partner strategico.

Sul versante britannico, la storia è ancora più concreta. Sizewell C ha raggiunto il financial close a novembre 2025, dopo che a luglio lo stesso anno era arrivata la decisione finale di investimento. La centrale prevede due reattori EPR da 3,2 GW complessivi, sulla costa del Suffolk, ed è progettata per alimentare circa sei milioni di abitazioni per almeno sessant’anni. Il National Wealth Fund britannico ha concesso un prestito fino a 36,6 miliardi di sterline — il suo primo investimento mai effettuato nel nucleare. Accanto al governo del Regno Unito, che detiene il 44,9% del capitale, siedono La Caisse con il 20%, Centrica con il 15%, EDF con il 12,5% e Amber Infrastructure con il 7,6%. Tredici banche hanno partecipato alla raccolta del debito da 5 miliardi di sterline, strutturata come green loan con rating “Medium Green” da S&P. È la prima volta al mondo che un progetto nucleare attira capitali privati indipendenti in questa misura.

Il modello finanziario adottato per Sizewell C si chiama Regulated Asset Base: consente ai costruttori di ricevere ricavi regolamentati durante la fase di cantiere, abbassando il costo del capitale e rendendo il progetto attraente per gli investitori privati. Il governo stima che questo approccio potrebbe far risparmiare ai consumatori fino a 30 miliardi di sterline rispetto ai modelli tradizionali. La costruzione beneficia anche delle lezioni apprese da Hinkley Point C, il primo nuovo reattore britannico in trent’anni: stesso design, stessa filiera, costi già in parte ammortizzati. Un progetto che è già stato definito un modello replicabile da altri Paesi che stanno pianificando nuova capacità nucleare.

Se si guarda al quadro complessivo, le proiezioni di Morgan Stanley indicano che la capacità nucleare globale potrebbe più che raddoppiare entro il 2050, raggiungendo 860 GW rispetto ai 398 attuali. Negli Stati Uniti gli investimenti nel settore potrebbero toccare i 2.200 miliardi di dollari nei prossimi venticinque anni. Quello che sta accadendo con Temasek e Sizewell C non è un episodio isolato: è l’inizio di una riallocazione strutturale del capitale istituzionale verso una fonte energetica che, dopo decenni di marginalizzazione, sta tornando al centro delle strategie di lungo periodo.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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