Thea Energy ha annunciato una collaborazione con il Plasma Science and Fusion Center (PSFC) del MIT per testare una bobina piana di avvolgimento a pieno campo magnetico e piena forza. La bobina è destinata a Eos, lo stellarator integrato su larga scala dell’azienda statunitense con sede a Kearny, nel New Jersey.
Le prove serviranno a validare la bobina nelle condizioni reali di esercizio e a verificarne la resistenza nel tempo. Quest’ultimo punto conta per garantire affidabilità e alta disponibilità di una futura centrale. Secondo quanto riportato, il progetto Eos usa 12 bobine di avvolgimento e circa 300 magneti di sagomatura programmabili. Le bobine di sagomatura, spiega Thea Energy, sono già state costruite e validate su scala reale. Quella di avvolgimento è il componente successivo da mettere sotto test.
Il contesto è la storia dello stellarator. Le generazioni precedenti usavano bobine tridimensionali complesse, costose da produrre per via delle tolleranze estreme richieste. Thea Energy ha scelto una geometria diversa: bobine piane, più semplici da fabbricare, installare e sottoporre a manutenzione, con la possibilità di controllare i singoli magneti via software. A marzo 2025 l’azienda aveva già presentato i risultati di Canis, una matrice 3×3 di bobine piane superconduttive in materiale ad alta temperatura. Quel test, condotto a 20 kelvin, ha mostrato un controllo del campo entro l’1% rispetto al valore previsto.
Zachary Hartwig, professore del MIT e responsabile del gruppo di ingegneria del PSFC, ha dichiarato che l’infrastruttura di prova del centro è adatta a valutare le bobine di Thea Energy. Il PSFC ha già lavorato con Commonwealth Fusion Systems su magneti di grande scala per il tokamak SPARC, quindi porta esperienza diretta in questo tipo di campagne.
La stessa architettura a bobine piane sarà impiegata in Helios, la centrale di fusione successiva a Eos, sia per le bobine di avvolgimento sia per quelle di sagomatura. Un’unica tecnologia magnetica su due macchine riduce la complessità produttiva e rende più concreta una diffusione su scala industriale. Thea Energy è nata nel 2022 come spin-out della Princeton University e del Princeton Plasma Physics Laboratory. Nel 2024 è stata scelta tra gli otto beneficiari iniziali del programma di sviluppo della fusione a tappe del Dipartimento dell’Energia statunitense. Ha inoltre avviato una collaborazione con NVIDIA, Synopsys, Argonne e Princeton per un gemello digitale di Helios.
Se la bobina supera la prova a pieno campo, la tabella di marcia verso la fusione commerciale del 2035 perde uno dei suoi passaggi più incerti. Per l’Europa, dove lo stellarator Wendelstein 7-X in Germania resta il riferimento sperimentale, un’alternativa a magneti più semplici da produrre sarebbe un dato da seguire con attenzione.




