Lo Utah ha un piano concreto per il nucleare. Dieci reattori modulari di piccola taglia, un polo manifatturiero per componenti SMR da esportare in tutto il mondo, un centro di formazione della forza lavoro e un reattore già portato alla criticità a zero potenza. Il governatore Spencer Cox si è presentato alla Western Governors Association di Park City il 30 giugno con un dossier in mano, non con una promessa.
Il cuore del progetto è Brigham City, città di 20.000 abitanti sulla Interstate 15, designata a diventare il centro nucleare del Mountain West americano. Qui Holtec International e Hi Tech Solutions costruiranno un impianto manifatturiero per i componenti del reattore SMR-300, uno da 300 megawatt elettrici per modulo, affiancato da un centro di addestramento per migliaia di operatori del settore nucleare, previsto operativo entro il 2028. Il piano complessivo prevede un investimento privato di 750 milioni di dollari e la creazione di circa 750 posti di lavoro in fase costruttiva, più 600 posizioni permanenti. Holtec ha già dichiarato lo Utah come destinazione preferenziale per la produzione occidentale dei propri SMR-300, con l’obiettivo di schierare fino a 4 gigawatt di capacità in Utah e Wyoming entro i primi anni Trenta.
Sul fronte tecnico, il 18 giugno il reattore Ward 250 di Valar Atomics presso lo Utah San Rafael Energy Lab di Orangeville ha raggiunto la criticità alimentata a zero potenza: primo reattore autorizzato dal Dipartimento dell’Energia americano a essere costruito al di fuori di un laboratorio nazionale. Una tappa concreta, non un annuncio. Per quanto riguarda i siti di installazione degli SMR, il piano regionale prevede quattro reattori a Brigham City e fino a dieci distribuiti sull’intero territorio statale, pienamente operativi nei primi anni Trenta. La joint venture tra Fulcrum Point Holdings e Blue Castle Holdings aggiunge un sito aggiuntivo a Green River, con tecnologia SMR-300 e licenza federale già in percorso.
Il quadro politico che ha reso possibile tutto questo si chiama Operation Gigawatt: un’iniziativa lanciata da Cox per raddoppiare la capacità energetica dello Utah nel prossimo decennio, convertendo alcune centrali a carbone e aggiungendo nucleare e geotermico. Lo stato vanta già la tariffa elettrica più bassa degli Stati Uniti e intende mantenerla. Il 46% dell’energia viene ancora dal carbone, il 34% dal gas: lo spazio per il nucleare è reale. Cox ha riunito i governatori di Idaho e Wyoming in un accordo trilaterale per un “corridoio energetico regionale” fondato sugli SMR, e poi ha allargato la coalizione a undici stati occidentali che, il 30 giugno, hanno firmato un accordo per accelerare le autorizzazioni delle linee di trasmissione ad alta tensione, con un piano di investimenti da 60 miliardi di dollari.
La partita vera si gioca però a Washington. Cox e i suoi colleghi governatori chiedono al Congresso di riformare le normative energetiche federali, a partire dal National Environmental Policy Act, una legge del 1970 che rallenta o blocca molti progetti infrastrutturali. La riforma dei permessi è tornata in agenda prima della pausa estiva del Congresso, ma il percorso legislativo è stretto. Se il Congresso sceglierà di allinearsi al modello Utah, il Mountain West potrebbe diventare il banco di prova per la prima flotta commerciale di SMR della storia americana.




