Al 18° vertice BRICS di Nuova Delhi, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha proposto di costruire un sistema internazionale di supervisione dell’intelligenza artificiale prendendo a modello settori già regolamentati con rigore: l’aviazione, i farmaceutici, le istituzioni finanziarie e, in primo luogo, l’energia nucleare. Un riconoscimento esplicito che il nucleare, con le sue strutture di controllo indipendente costruite in decenni, rappresenta oggi un riferimento credibile per chiunque voglia governare tecnologie ad alto impatto.
La proposta sudafricana prevede la creazione di un meccanismo BRICS per la valutazione scientifica indipendente dei sistemi di AI, basato su principi di controllo umano significativo e sulla rendicontazione obbligatoria degli incidenti gravi. Ramaphosa ha chiesto anche salvaguardie progressivamente più stringenti al crescere delle capacità dei sistemi, accompagnate da investimenti nella sovranità digitale dei paesi in via di sviluppo. Il messaggio è lineare: le tecnologie che possono mettere a rischio la sicurezza delle persone non possono restare fuori da ogni perimetro normativo.
L’analogia con il nucleare non è casuale. Da decenni le centrali atomiche operano sotto l’occhio di regolatori indipendenti, con protocolli di segnalazione degli eventi, ispezioni periodiche e standard tecnici condivisi a livello internazionale. È un sistema che ha dimostrato di funzionare. Ramaphosa lo ha citato proprio perché la sua architettura — controllo esterno, trasparenza, progressione delle misure di sicurezza in base alle capacità degli impianti — è esattamente ciò che manca all’intelligenza artificiale oggi. L’industria nucleare diventa così il termine di paragone per un settore tecnologico che cresce più in fretta di qualsiasi capacità regolatoria esistente.
Sul piano politico, la proposta si inserisce in un contesto BRICS già orientato al tema. Al vertice di Kazan del 2024 il blocco aveva adottato una Carta sull’AI Responsabile, alternativa all’AI Act europeo, considerato da alcuni paesi membri eccessivamente vincolante per le economie del Sud globale. La New Development Bank ha stanziato nel 2025 un fondo da cinque miliardi di dollari per le infrastrutture digitali. Il presidente cinese Xi Jinping ha proposto la creazione di un ecosistema AI all’interno del BRICS, proposta accolta con favore da Pretoria. Il quadro che emerge è quello di un blocco che vuole costruire la propria autonomia tecnologica senza rinunciare a un impianto normativo condiviso.
Ramaphosa ha anche citato Dario Amodei, CEO di Anthropic, come voce autorevole del settore favorevole a controlli esterni formali, audit indipendenti e autorità governativa sui sistemi più avanzati. L’endorsement di un leader industriale di questa portata rafforza la posizione sudafricana: la regolamentazione non è un freno all’innovazione, ma la condizione perché l’innovazione sia sostenibile. Lo stesso argomento che il settore nucleare ha imparato a portare avanti da anni.
Se la proposta sudafricana trovasse seguito concreto all’interno del BRICS, l’industria nucleare potrebbe trovarsi in una posizione inedita: non solo settore energetico, ma modello istituzionale da replicare per governare la frontiera tecnologica del XXI secolo. È un cambio di prospettiva che vale la pena registrare.




