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Australia e nucleare: uranio abbondante, SMR all’orizzonte

L’Australia possiede un terzo delle riserve mondiali di uranio e un dibattito politico sempre più acceso sulla costruzione di reattori nucleari. La proposta della Coalizione di installare sette impianti — tra cui due SMR — sui siti delle centrali a carbone in dismissione riaccende le speranze per un paese che esporta uranio senza usarlo.

Australia e nucleare: uranio abbondante, SMR all’orizzonte

L’Australia detiene circa un terzo delle riserve mondiali di uranio — il deposito di Olympic Dam, nel South Australia, è il più grande al mondo — ed è il terzo produttore globale dopo Kazakistan e Canada. Esporta uranio a centrali nucleari in Europa, Nord America e Asia. Non ne usa un grammo per produrre elettricità in casa propria. Questo paradosso è al centro di uno dei dibattiti energetici più accesi del 2025-2026.

La Coalizione liberale-nazionale, all’opposizione dopo la sconfitta alle elezioni federali del 2025, aveva costruito la sua campagna attorno a un piano concreto: sette impianti nucleari da costruire sui siti delle vecchie centrali a carbone in dismissione, tra cui cinque reattori di grande taglia e due piccoli reattori modulari (SMR). Il primo SMR sarebbe operativo entro il 2036, tutti gli impianti in funzione entro il 2050. I siti scelti si trovano in Queensland, Nuovo Galles del Sud, Victoria e Australia Occidentale. La logica è solida: quelle aree hanno già infrastrutture di trasmissione, forza lavoro industriale qualificata e approvvigionamento idrico. Il modello è quello applicato nel Wyoming, dove Bill Gates sta costruendo un SMR nel sito di un’ex centrale a carbone, con risparmi stimati del 35% sui costi di costruzione rispetto a partire da zero.

Il nodo politico è complesso ma non irrisolvibile. La generazione nucleare è attualmente vietata sia a livello federale — dall’Australian Radiation Protection and Nuclear Safety Act del 1998 — sia nei singoli Stati, con leggi separate in Queensland, Victoria e Nuovo Galles del Sud. Rimuovere questi divieti richiederebbe un’azione coordinata su più parlamenti. Il senatore Matt Canavan ha già presentato un disegno di legge in tal senso, respinto dalla commissione senatoriale a maggioranza Labor-Verdi. Dopo la sconfitta elettorale del 2025, il dibattito interno alla Coalizione sul mantenimento della politica nucleare si è riacceso: il Partito Nazionale ha condizionato il rinnovo dell’accordo di coalizione con i Liberali proprio al mantenimento del nucleare come priorità di governo.

Il mercato dell’energia australiano si trova sotto pressione. L’obiettivo di raggiungere l’82% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030 appare difficile: Rystad Energy stima un risultato realistico attorno al 65%, lasciando un gap consistente da coprire con generazione programmabile. Gli SMR si inseriscono precisamente in questa finestra. Il Minerals Council of Australia ha calcolato che, anche con assunzioni conservative sui costi di costruzione, un SMR potrebbe essere la fonte di elettricità a zero emissioni attiva 24 ore su 24 al costo più basso disponibile in Australia. Sul piano della domanda pubblica, un sondaggio WePlanet Australia del maggio 2026 — condotto su oltre mille adulti — ha rilevato che il 52% degli australiani è favorevole allo sviluppo del nucleare per la generazione elettrica, con il sostegno più alto tra i giovani.

L’Australia ha già le fondamenta per costruire qualcosa di concreto. Possiede le riserve di combustibile, un reattore di ricerca operativo a Lucas Heights, e il programma AUKUS sta trasferendo cultura nucleare attraverso la flotta di sottomarini a propulsione atomica. Ogni marinaio australiano che lavora a fianco di un reattore navale rende la parola “nucleare” meno estranea all’opinione pubblica. Quando il quadro legislativo sarà pronto — e il dibattito politico suggerisce che potrebbe accadere prima di quanto il risultato delle ultime elezioni lasci intendere — il paese troverà un terreno meno vergine di quanto sembri.

Tag: SMR (Small Modular Reactors) Uranio

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