Maersk, Lloyd’s Register, Core Power e il Porto di Rotterdam hanno pubblicato un rapporto congiunto che traccia i passi necessari per portare navi commerciali a propulsione nucleare all’interno di un grande porto europeo. Il documento, intitolato Enabling Nuclear-Powered Feeder Ships: A Joint Development Project on Port Call Feasibility and Regulatory Pathways, è il risultato di un progetto di sviluppo che usa Rotterdam come caso studio per analizzare come le tecnologie di propulsione nucleare possano interagire con i sistemi di sicurezza e i processi regolatori già esistenti nei porti.
La conclusione principale del rapporto è diretta: i principali ostacoli non sono tecnici. Secondo il documento, le barriere reali riguardano l’allineamento normativo tra autorità locali e internazionali, la governance condivisa e l’accettazione pubblica. I framework di sicurezza portuale già in uso nei grandi hub europei potrebbero costituire una base credibile da cui partire, purché si avvii un lavoro coordinato tra regolatori, armatori e sviluppatori tecnologici. Un punto di partenza concreto, non una visione astratta.
Il progetto non nasce nel vuoto. Lloyd’s Register e Core Power avevano già avviato una valutazione regolatori nel 2024, prima che Maersk aderisse a un secondo progetto specificamente dedicato ai requisiti di sicurezza e operatività per le portacontainer nucleari. Ora Core Power ha anche firmato un accordo con la Maritime Administration del Dipartimento dei Trasporti statunitense — nota come MARAD — per studiare la fattibilità di costruire navi commerciali a propulsione nucleare entro il 2028. La tabella di marcia si fa più precisa.
Sullo sfondo c’è un’intesa più ampia tra Stati Uniti e Regno Unito. Il progetto rientra nel Technology Prosperity Deal USA-UK, che include tra i suoi obiettivi l’esplorazione del nucleare nella navigazione commerciale e la creazione di un corridoio transatlantico per navi a propulsione nucleare. Nick Gross, direttore del segmento portacontainer di Lloyd’s Register, ha definito il lavoro “un approccio pratico e collaborativo” che coinvolge operatori portuali, armatori e società di classificazione. La partecipazione di Maersk — seconda compagnia di navigazione al mondo — dà al progetto un peso industriale difficile da ignorare.
Ole Graa Jakobsen, responsabile della tecnologia di flotta di Maersk, ha inquadrato la questione con chiarezza: i reattori di quarta generazione potrebbero rendere il nucleare una via concreta verso la decarbonizzazione del settore logistico entro dieci-quindici anni. L’obiettivo di zero emissioni nette al 2040, che Maersk si è data anticipando la scadenza originaria del 2050, richiede soluzioni che vadano oltre il metanolo e i biocarburanti. Il nucleare marittimo, fino a poco tempo fa considerato una tecnologia di nicchia o una curiosità storica, sta diventando parte del dibattito operativo.
Il Porto di Rotterdam come laboratorio, Core Power come motore tecnologico, Lloyd’s Register come garante della classificazione, Maersk come interlocutore industriale di peso. Se il lavoro regolatorio dei prossimi anni produrrà framework condivisi tra IMO, autorità nazionali e operatori portuali, il corridoio nucleare transatlantico potrebbe smettere di essere un’ipotesi e diventare un progetto con una data.




