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Canada lancia la prima strategia nucleare nazionale: 10 reattori entro il 2040

Il governo canadese ha pubblicato la sua prima strategia nucleare nazionale, con l’obiettivo di costruire fino a dieci nuovi grandi reattori entro il 2040 e di raddoppiare la forza lavoro del settore entro il 2050. Al centro del piano c’è il progetto Darlington, dove sorgerà il primo SMR del G7.

Canada lancia la prima strategia nucleare nazionale: 10 reattori entro il 2040

Il Canada ha una strategia nucleare nazionale per la prima volta nella sua storia. Il ministro dell’Energia Tim Hodgson l’ha presentata il 22 giugno 2026, fissando obiettivi concreti: fino a dieci nuovi reattori di grande taglia entro il 2040, di cui due in costruzione già entro il 2035, e almeno un reattore operativo o in cantiere fuori dall’Ontario entro la stessa data. Il settore nucleare vale oggi 22 miliardi di dollari l’anno per l’economia canadese e impiega 90.000 persone. La strategia punta a raddoppiare quella forza lavoro entro il 2050.

Il progetto più avanzato è il Darlington New Nuclear Project a Bowmanville, Ontario, dove Ontario Power Generation sta costruendo quattro reattori modulari compatti di tipo BWRX-300, sviluppati da GE Hitachi. Sarà il primo SMR operativo tra i paesi del G7. Il Canada Growth Fund ha già impegnato 2 miliardi di dollari canadesi, la provincia dell’Ontario altri 1 miliardo. A questi si aggiungono 700 milioni in garanzie di prestito, che si convertiranno in quote azionarie del progetto. Il governo federale ha poi annunciato che le sette First Nations dei Williams Treaties diventeranno azioniste di minoranza dell’impianto attraverso il programma di garanzie di prestito indigene. Ogni unità da 300 MW alimenterà circa 300.000 abitazioni.

La strategia si articola su quattro assi: nuove costruzioni in Canada, export di tecnologia e servizi nucleari, espansione della produzione di uranio, sviluppo di nuove tecnologie tra cui fusione e microreattori. Sul fronte dell’uranio, il Canada è già il secondo produttore mondiale, con circa il 24% dell’output globale nel 2024, quasi tutto concentrato in Saskatchewan. L’obiettivo è raddoppiare le esportazioni di uranio entro il 2035 rispetto ai livelli del 2024. Per i reattori CANDU, la strategia vuole conquistare almeno quattro nuovi mercati internazionali entro il 2040, puntando a entrare in dialogo con sei-dieci paesi che si affacciano per la prima volta al nucleare nel corso dei prossimi quindici anni.

Sul piano finanziario, il governo federale ha stanziato 2,2 miliardi di dollari su dieci anni per i Chalk River Laboratories, il principale polo di ricerca nucleare del paese, destinati a costruire il nuovo Advanced Materials Research Centre e ad ammodernare le infrastrutture esistenti. Il Dipartimento della Difesa ha impegnato 40 milioni nel 2026-2027 per valutare la fattibilità di un microreattore di produzione canadese da destinare a basi militari remote. Una bozza di politica federale sul finanziamento dei nuovi impianti sarà pubblicata entro aprile 2027: il documento definirà strumenti come green bond, garanzie di prestito e partecipazione della Canada Infrastructure Bank, ispirandosi al modello pubblico-privato del progetto britannico Sizewell C.

La strategia sceglie di privilegiare un numero limitato di design per ciascuna applicazione — rete elettrica, calore industriale, comunità remote — per ridurre i costi della filiera e semplificare l’iter regolatorio. Questo approccio a flotta è considerato la leva più efficace per costruire un’industria domestica competitiva e una base di riferimento per l’export. Saskatchewan sta già valutando il BWRX-300 vicino a Estevan, mentre Alberta ha avviato una propria consultazione e firmato un memorandum d’intesa con Ottawa nel novembre 2025. Se i cantieri rispetteranno la tabella di marcia, il Canada potrebbe consolidare una posizione di primo piano nel mercato nucleare globale, che secondo le proiezioni del governo federale crescerà fino a 200 miliardi di dollari l’anno entro il 2030.

Tag: Sicurezza energetica SMR (Small Modular Reactors)

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