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Constellation firma con Google un accordo da 4,3 miliardi per 890 MW nucleari

Google e Constellation Energy hanno siglato un power purchase agreement ventennale da oltre 4,3 miliardi di dollari per aggiungere 890 MW di nuova capacità nucleare alla rete PJM, attraverso l’ammodernamento di 11 reattori esistenti. Il primo incremento di potenza è atteso entro il 2028.

Constellation firma con Google un accordo da 4,3 miliardi per 890 MW nucleari

Google e Constellation Energy hanno annunciato il 6 ottobre 2026 un power purchase agreement della durata di vent’anni per aggiungere 890 megawatt di nuova capacità nucleare alla rete PJM Interconnection, la più grande rete elettrica degli Stati Uniti. L’investimento pianificato da Constellation supera i 4,3 miliardi di dollari e riguarda 11 unità nucleari già in esercizio negli stati di Illinois, Pennsylvania e New Jersey.

La strategia scelta non prevede la costruzione di nuovi impianti. I due partner puntano sugli uprate, ossia sull’ammodernamento di reattori esistenti per estrarne più potenza senza aumentarne il numero. Gli interventi toccheranno turbine, generatori di vapore e sistemi di controllo digitale, migliorando l’efficienza termica ed elettrica di sei siti nucleari. I primi megawatt aggiuntivi sono attesi entro il 2028. Constellation stima che l’operazione manterrà circa 4.400 posti di lavoro esistenti e ne genererà circa 7.200 nuovi durante la fase di costruzione.

L’accordo si compone in realtà di due contratti distinti. Il primo, ventennale, finanzia gli uprate e garantisce gli 890 MW di nuova generazione. Il secondo è un supply agreement quindicennale che copre ulteriori 2.700 MW dalla flotta già operativa di Constellation dentro PJM, portando il totale della fornitura a Google a circa 3.590 MW. Una cifra che equivale, per ordine di grandezza, all’output di tre o quattro grandi centrali nucleari convenzionali. L’azione di Constellation ha guadagnato oltre il 12% nella seduta successiva all’annuncio.

Il contesto spiega molto. La rete PJM serve circa 67 milioni di persone in 13 stati, e la domanda di elettricità in quell’area cresce per la combinazione di reindustrializzazione, elettrificazione industriale e, soprattutto, espansione dei data center alimentati dall’intelligenza artificiale. Google ha già firmato in passato accordi per il riavvio di impianti nucleari — tra cui una centrale di NextEra Energy in Iowa — e si inserisce così in una tendenza più ampia che vede i colossi tecnologici americani legarsi direttamente a fornitori di energia pulita e stabile. Solo la settimana precedente, Constellation aveva firmato un analogo PPA ventennale con Amazon per 190 MW aggiuntivi dalla centrale di Calvert Cliffs nel Maryland. Sommando i due accordi, l’azienda supporta quasi 1,1 gigawatt di nuova capacità nucleare nel giro di pochi giorni.

Per il settore, la portata di questa operazione va oltre i numeri. Gli uprate dimostrano che la flotta nucleare esistente negli Stati Uniti ha ancora margini di crescita significativi, senza attendere i tempi lunghi della costruzione di nuovi reattori. Se questo modello si consolida — accordi pluridecennali tra utility nucleari e grandi consumatori industriali — potrebbe diventare il meccanismo standard con cui il nucleare americano si espande nei prossimi anni, affiancando i nuovi SMR ancora in fase di sviluppo.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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