Otto nuovi reattori nucleari negli Stati Uniti, sei basati sulla tecnologia di Westinghouse e due su un progetto sudcoreano. È il cuore della trattativa in corso tra Seoul e Washington, che stanno finalizzando i dettagli del maxi-pacchetto di investimenti da 350 miliardi di dollari annunciato nell’ambito di un accordo commerciale che ha ridotto i dazi americani sui prodotti sudcoreani al 15 per cento.
Dei 350 miliardi complessivi, 150 sono già destinati alla cantieristica navale. I restanti 200 miliardi, ancora in fase di definizione, sono al centro di un negoziato che include il nucleare come voce da capogiro: a circa 15 miliardi di dollari per reattore, il solo comparto atomico potrebbe assorbire una quota rilevante dell’intero pacchetto. Sul tavolo c’è anche l’acquisizione da parte di Seoul di una partecipazione azionaria in Westinghouse, la principale azienda americana nel settore dei reattori. La Corea del Sud ha puntato a una quota del 15 per cento — sufficiente per ottenere un seggio nel consiglio di amministrazione — ma Washington avrebbe finora offerto tra il 5 e il 10 per cento. Il valore della partecipazione dipenderà dalla valutazione di Westinghouse in vista di una quotazione in borsa già pianificata: le stime oscillano tra 15 e 20 miliardi, il che significa che anche una quota del 15 per cento varrebbe tra 2,25 e 3 miliardi di dollari.
La struttura della trattativa riflette un doppio interesse strategico. Da un lato, gli Stati Uniti cercano capitali e partner industriali per rilanciare la capacità produttiva nucleare interna, dopo decenni di stagnazione. Dall’altro, la Corea del Sud punta a consolidare la propria presenza nel mercato globale dei reattori: se i due reattori di design APR1400 sudcoreano venissero effettivamente costruiti in territorio americano, sarebbero i primi impianti di progettazione coreana negli Stati Uniti. Un precedente che aprirebbe porte ben oltre i confini dell’accordo bilaterale.
Westinghouse, attualmente controllata per il 51 per cento dal gestore canadese di asset Brookfield e per il 49 per cento dal produttore di uranio Cameco, ha depositato in luglio in via riservata la documentazione per un’offerta pubblica iniziale. La valutazione tra i 15 e i 20 miliardi di dollari rende la società uno degli asset nucleari più appetibili sul mercato globale. L’ingresso di Seoul nel capitale potrebbe accelerare l’IPO e allo stesso tempo dare alla Corea del Sud accesso diretto alla tecnologia e alla governance di uno dei principali produttori di reattori al mondo.
L’accordo non è ancora concluso e il ministero dell’Industria sudcoreano ha precisato che i dettagli non sono stati fissati. Ma la direzione è chiara. Se le trattative andranno a buon fine, il partenariato USA-Corea del Sud potrebbe diventare uno dei più ambiziosi programmi di espansione nucleare civile degli ultimi decenni, con implicazioni significative per l’intera filiera industriale e per gli equilibri nel mercato internazionale dei reattori.




