Il governo britannico ha annunciato lo stanziamento di 17 milioni di sterline (circa 22,45 milioni di dollari) per finanziare le riparazioni al New Safe Confinement di Chernobyl, la struttura ad arco che dal 2016 copre il reattore numero 4 distrutto nel 1986. L’annuncio è arrivato il 15 ottobre 2026, a margine della visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Downing Street.
Il New Safe Confinement era stato colpito da un drone russo nella notte tra il 13 e il 14 febbraio 2025. L’impatto ha compromesso le funzioni di confinamento e ventilazione della struttura. L’IAEA ha successivamente confermato che il riparo aveva perso alcune capacità protettive e ha sollecitato interventi tempestivi, avvertendo che riparazioni parziali eseguite sul tetto non sono sufficienti a garantire la sicurezza nel lungo periodo. Senza un intervento strutturale, la corrosione potrebbe accelerare il degrado di decenni di investimenti internazionali.
I fondi britannici confluiranno in un programma più ampio coordinato dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), che gestisce i fondi dedicati alla decommissioning di Chernobyl in collaborazione con il governo ucraino e i Paesi donatori del G7. Il contributo è stato annunciato dal Cancelliere John Healey e dal Ministro degli Esteri Ed Miliband. Il Regno Unito non è nuovo a questo tipo di impegno: nel 2020 era già stato tra i donatori fondatori dell’International Chornobyl Cooperation Account, contribuendo con 8 milioni di euro e posizionandosi come terzo donatore individuale dopo Norvegia e Francia.
Il costo complessivo del cosiddetto Shelter Implementation Plan — di cui il New Safe Confinement è l’elemento centrale — supera i 2,15 miliardi di euro. La struttura stessa è costata circa 1,5 miliardi di euro ed è stata progettata e realizzata dal consorzio francese Novarka, con la partecipazione di Vinci Construction Grands Projets e Bouygues Travaux Publics. I lavori si erano conclusi alla fine del 2018. Il danno inferto dal drone ha quindi colpito un’opera di ingegneria civile tra le più complesse mai realizzate in ambito nucleare, capace di scorrere su binari per coprire l’intero edificio del reattore.
La scelta di coordinare l’intervento attraverso la BERS riflette una logica già sperimentata in passato: evitare la frammentazione dei contributi nazionali e garantire una gestione tecnica unitaria dei lavori. L’obiettivo dichiarato è preservare la vita utile della struttura protettiva, che dovrà resistere per almeno un secolo. Se le risorse necessarie verranno mobilitate con la stessa velocità con cui è arrivato l’impegno britannico, il cantiere di Chernobyl potrebbe tornare operativo in tempi compatibili con le esigenze di sicurezza indicate dall’IAEA.




