La Corea del Sud sta per formalizzare in legge ciò che finora era solo impegno politico: il divieto assoluto di sviluppare, produrre o possedere armi nucleari. Il Ministero della Difesa di Seul ha preparato un disegno di legge speciale, atteso in consultazione pubblica dal 29 luglio 2025, che governa l’acquisizione e la gestione dei sottomarini a propulsione nucleare nell’ambito del programma Jangbogo-N. Per la prima volta nella storia della Repubblica di Corea, questo impegno sarà scritto nel diritto interno.
Il testo stabilisce cinque principi guida per il programma. Il primo, e più significativo, afferma che il governo “non svilupperà, produrrà, possiederà né utilizzerà armi nucleari” e non svolgerà alcuna attività che possa compromettere il regime globale di non proliferazione. Il carburante nucleare dei sottomarini non potrà essere divertito verso fini militari offensivi: servirà esclusivamente alla propulsione. Il disegno di legge ribadisce anche gli obblighi della Corea del Sud ai sensi del Trattato di Non Proliferazione (TNP) e impone la cooperazione con le procedure di salvaguardia condotte dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e da altri organismi internazionali. Sicurezza pubblica e protezione ambientale dai materiali radioattivi completano il quadro normativo previsto.
Il contesto è preciso. Il programma Jangbogo-N è stato annunciato ufficialmente dal governo sudcoreano nel maggio 2025, dopo che il presidente Lee Jae Myung e il presidente americano Donald Trump avevano concordato nell’ottobre 2024 di procedere con l’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare da parte di Seul. Il via libera americano era il nodo da sciogliere: il precedente accordo bilaterale sull’uso pacifico dell’energia atomica del 2015 non consentiva alla Corea del Sud di arricchire uranio né di ricevere le tecnologie necessarie per costruire reattori navali. Un nuovo accordo con Washington resta da negoziare e sottoporre al Congresso americano, ma la legge speciale rappresenta il quadro interno entro cui il programma prenderà forma.
I sottomarini previsti saranno alimentati a uranio a basso arricchimento, con un livello di arricchimento inferiore al 20 percento di U-235. Le autorità militari stanno valutando la costruzione di tre unità da 8.000 tonnellate ciascuna. Il varo del primo esemplare è atteso a metà degli anni 2030, con l’entrata in servizio operativo nella seconda metà del decennio. Per accelerare i tempi, il disegno di legge prevede l’esenzione dallo studio di fattibilità preliminare normalmente obbligatorio per l’acquisizione di grandi sistemi d’arma, e consente una maggiore flessibilità nei contratti di difesa, compresa la revisione di prezzi e scadenze in caso di difficoltà nell’approvvigionamento del combustibile nucleare. Un comitato speciale presieduto dal primo ministro sovraintenderà l’intero programma.
La norma risponde anche a preoccupazioni concrete. Negli Stati Uniti esiste il timore che la ricerca di sottomarini nucleari possa, nel tempo, aprire la strada a una capacità militare atomica autonoma sudcoreana. Codificare il divieto in legge è una risposta diretta a questa sensibilità. Se il disegno di legge sarà approvato, la Corea del Sud diventerà il primo Stato non nuclearizzato ai sensi del TNP a dotarsi di sottomarini a propulsione atomica con un quadro legale esplicito di non proliferazione. Un modello che potrebbe influenzare le discussioni internazionali su come conciliare l’uso civile e militare del nucleare — per la propulsione — con gli obblighi di disarmo già assunti.




