100 GW di capacità nucleare entro il 2047 e cinque nuovi reattori operativi nel giro di sei-sette anni. Narendra Modi ha fissato questi obiettivi nel discorso per l’80° anniversario dell’indipendenza indiana, pronunciato dal Forte Rosso di Nuova Delhi il 15 agosto scorso. Un annuncio concreto, con scadenze precise, che entra nel piano strategico Viksit Bharat — l’India sviluppata che il governo vuole costruire entro il centenario dell’indipendenza.
Il punto di partenza rende ancora più chiara la portata dell’obiettivo. Oggi la capacità nucleare installata in India si aggira intorno ai 7-8 GW. Portarla a 100 GW significa moltiplicarla di oltre dieci volte in vent’anni. Modi ha richiamato esplicitamente la legge SHANTI, approvata in Parlamento nei mesi scorsi, che apre il settore nucleare alla partecipazione privata: un cambio di rotta rispetto a decenni di monopolio statale. La norma ha già attirato l’interesse di fornitori russi, americani e francesi, e pone le basi regolamentari per licenze e responsabilità civile. Il governo ha stanziato 200 miliardi di rupie per ricerca e sviluppo, destinando una quota specifica alla messa in servizio di almeno cinque reattori modulari Bharat Small Modular Reactor (BSMR-200 da 200 MWe), sviluppati dal Bhabha Atomic Research Centre.
La scelta di puntare sul nucleare non è casuale. Modi ha collegato esplicitamente la domanda di energia ai settori che trainano la crescita tecnologica del paese: semiconduttori, intelligenza artificiale, data centre. “Sarà difficile far funzionare questo nuovo mondo senza energia”, ha detto. L’India ha già raggiunto 160 GW di solare — partendo da appena 2 GW nel 2014 — ma le rinnovabili intermittenti non bastano a garantire l’alimentazione continua di impianti industriali ad alta intensità energetica. Il nucleare copre esattamente questo spazio: generazione stabile, a basse emissioni, indipendente dalle condizioni atmosferiche.
L’obiettivo dei cinque reattori entro il decennio è la prima pietra miliare di un percorso articolato in fasi. Il programma nucleare indiano segue storicamente tre stadi: reattori ad acqua pesante alimentati a uranio, reattori autofertilizzanti al torio, e infine un ciclo chiuso basato sul torio, minerale di cui l’India possiede riserve tra le più grandi al mondo. L’accelerazione annunciata da Modi non cambia questa architettura, ma ne aumenta la velocità di esecuzione. L’apertura ai privati e l’ingresso di player internazionali aggiungono capacità finanziaria e industriale che il solo settore pubblico non avrebbe potuto garantire.
Se l’India manterrà questo ritmo, nel 2047 si troverà con un parco nucleare tra i più grandi al mondo, affiancato da un sistema rinnovabile già maturo. Due fonti complementari, non in competizione. Il modello energetico che New Delhi sta costruendo assomiglia sempre più a quello dei paesi che hanno scelto di non escludere nessuna tecnologia a basse emissioni dal proprio mix. Per il settore nucleare globale, un mercato da 100 GW in un singolo paese è uno dei segnali più forti degli ultimi decenni.




