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DDL nucleare: la Camera approva, ora la corsa al Senato prima dell’estate

La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile con 155 voti favorevoli. Il testo passa ora al Senato: il governo punta all’approvazione definitiva prima della pausa estiva e ai decreti attuativi entro fine 2026.

DDL nucleare: la Camera approva, ora la corsa al Senato prima dell’estate

La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Il testo, firmato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, passa ora al Senato. Il governo vuole chiudere l’iter prima della pausa estiva per poi emanare i decreti attuativi entro la fine del 2026.

Il provvedimento non autorizza direttamente la costruzione di impianti, ma crea il quadro giuridico necessario perché l’Italia possa tornare a produrre energia da fonte nucleare sul territorio nazionale. Una volta approvata da entrambi i rami del Parlamento, la legge delega conferirà all’esecutivo 12 mesi di tempo per disciplinare la materia tramite decreti. I campi d’intervento definiti nel testo comprendono la costruzione e l’esercizio di impianti nucleari — con riferimento esplicito a SMR, AMR e micro-reattori — la produzione di idrogeno tramite energia nucleare, la gestione del combustibile esaurito e la riorganizzazione della governance del settore, con la creazione di una nuova Autorità per la sicurezza nucleare. Il testo include anche una clausola di salvaguardia per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano, inserita durante il passaggio parlamentare.

Pichetto Fratin ha fissato una finestra temporale concreta per i primi risultati: i reattori potrebbero entrare in funzione tra il 2034 e il 2035. Le prime autorizzazioni, secondo il ministro, potrebbero arrivare entro la fine degli anni Venti, a patto che l’iter non subisca rallentamenti. Per la campagna di informazione ai cittadini sono stati stanziati 1,5 milioni di euro per il 2025 e 6 milioni per il 2026. Il ministro ha anche precisato che il ddl “riguarda solo il nucleare civile” e che l’obiettivo è dotare il Paese di un quadro giuridico capace di rispondere alla crescita attesa della domanda energetica — trainata, tra le altre cose, dall’espansione dei data center.

Il contesto in cui si inserisce questa mossa è preciso. L’Italia è il secondo maggiore importatore netto di elettricità al mondo: nel 2024 ha importato 55,9 TWh, il dato più alto di sempre, pari al 20% dei consumi nazionali. I prezzi dell’energia per le famiglie restano tra i più alti d’Europa. Sul fronte comunitario, la Commissione Europea stima investimenti nel settore nucleare pari a circa 241 miliardi di euro entro il 2050, e a novembre 2025 ha avviato una consultazione pubblica sugli SMR a cui ha partecipato anche l’Italia. Il testo del ddl richiama esplicitamente la neutralità climatica al 2050, i criteri della tassonomia europea sulle attività sostenibili e i parametri tecnici dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Pichetto è stato netto sulla complementarità tra nucleare e rinnovabili: “non è alternativa alle rinnovabili, ma integrativa”. Il ministro ha usato un confronto diretto per spiegare l’impatto territoriale degli SMR — un piccolo reattore modulare occupa circa 3 campi da calcio, contro i 3.000 necessari con i pannelli fotovoltaici per la stessa produzione. Se il Senato approverà il testo entro luglio, i decreti attuativi potrebbero arrivare prima di Natale. Un cronoprogramma serrato, ma politicamente coerente con l’ambizione del governo di riportare l’atomo italiano al centro della strategia energetica nazionale nei prossimi dieci anni.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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