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Diablo Canyon resta aperta fino al 2045: la California cambia rotta sul nucleare

La Nuclear Regulatory Commission ha approvato il rinnovo ventennale delle licenze di Diablo Canyon, l’ultima centrale nucleare californiana, che potrà operare fino al 2044-2045. Un cambio di direzione netto per uno Stato che aveva programmato la chiusura entro il 2025.

La Nuclear Regulatory Commission ha approvato il 3 aprile 2026 il rinnovo ventennale delle licenze operative di Diablo Canyon, l’unica centrale nucleare ancora attiva in California. Il reattore Unit 1 potrà lavorare fino al novembre 2044, l’Unit 2 fino all’agosto 2045. Per uno Stato che aveva pianificato la chiusura dell’impianto entro il 2025, è un cambiamento radicale di prospettiva.

La storia recente di Diablo Canyon è una sequenza di inversioni di marcia. Nel 2016, Pacific Gas & Electric aveva annunciato la chiusura entro il 2025. Nel 2022, il governatore Gavin Newsom — che in precedenza aveva sostenuto la dismissione — ha promosso il Senate Bill 846, che ha spostato la data di chiusura al 2030 e ha autorizzato un prestito statale fino a 1,4 miliardi di dollari per sostenere la continuità dell’impianto. PG&E ha poi presentato all’NRC la domanda di rinnovo delle licenze nel novembre 2023, avviando un iter durato circa due anni e mezzo. Il 26 febbraio 2026, il Central Coast Regional Water Quality Control Board ha rilasciato gli ultimi permessi statali necessari, liberando la strada all’azione federale.

I numeri spiegano in parte perché la California abbia cambiato idea. Diablo Canyon fornisce circa l’8,5% dell’elettricità totale dello Stato e quasi il 20% dell’energia pulita disponibile, servendo circa 4 milioni di residenti. È la più grande fonte di energia carbon-free della California. Spegnerla avrebbe significato colmare quel vuoto con gas naturale o accelerare una transizione rinnovabile che la rete non è ancora in grado di reggere nei momenti di punta. Il rischio di blackout, già sperimentato negli anni scorsi, ha pesato in modo determinante sulle decisioni politiche.

Il via libera federale è però solo una parte dell’equazione. Una legge statale del 2022 impone che qualsiasi estensione oltre il 2030 riceva l’approvazione esplicita del Parlamento californiano. L’NRC ha dunque aperto la porta, ma spetta ai legislatori di Sacramento decidere se varcarla. Ad agosto 2026, decine di rappresentanti eletti hanno già formalmente sollecitato il governatore Newsom e l’assemblea ad agire entro l’anno. Nel frattempo, il Dipartimento dell’Energia federale ha erogato a PG&E un pagamento da 271 milioni di dollari nell’ambito del Civil Nuclear Credit Program, fondo istituito nel 2022 per sostenere le centrali nucleari esistenti a rischio chiusura prematura.

Il caso californiano si inserisce in un contesto più ampio. Dopo anni in cui il nucleare era percepito come tecnologia in uscita, diversi governi occidentali stanno riconsiderando il ruolo degli impianti esistenti come fonte di energia stabile e a zero emissioni. La California, tradizionalmente tra i più scettici, segnala con questa decisione che anche le posizioni più consolidate possono cambiare quando la realtà della rete elettrica impone scelte concrete. Se il Parlamento statale approverà l’estensione oltre il 2030, Diablo Canyon diventerà un caso di scuola su come si gestisce la longevità di un impianto nucleare in un sistema energetico in transizione — con tutto ciò che questo comporta in termini di manutenzione, investimenti e consenso pubblico.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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