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Gli USA puntano sugli uprate: 5 GW in più dai reattori esistenti entro il 2029

Il Dipartimento dell’Energia americano ha lanciato il programma UPRISE per ricavare più potenza dagli impianti nucleari già in funzione, puntando a 5 GW aggiuntivi entro il 2029. Google ha firmato con Constellation Energy un accordo da 4,3 miliardi di dollari per potenziare 11 reattori in tre stati.

Gli USA puntano sugli uprate: 5 GW in più dai reattori esistenti entro il 2029

Costruire un nuovo reattore nucleare richiede anni, capitali enormi e iter autorizzativi lunghi. Così negli Stati Uniti si sta affermando una strada diversa: estrarre più potenza dagli impianti già in funzione, aggiornandone i componenti interni. Il fenomeno si chiama “uprate” e nel 2026 ha assunto dimensioni industriali.

A marzo il Dipartimento dell’Energia americano ha varato il programma UPRISE — Utility Power Reactor Incremental Scaling Effort — con un obiettivo preciso: aggiungere 2,5 GW di capacità nucleare entro il 2027 e 5 GW entro il 2029. Il piano prevede di aumentare la potenza dei reattori esistenti, riattivare impianti fermi e ottimizzare l’efficienza operativa con tecnologie avanzate, inclusi nuovi combustibili. Il DOE ha messo a disposizione fino all’80% di finanziamento per i progetti di uprate, rimuovendo così il principale ostacolo economico per gli operatori.

I numeri in gioco sono consistenti. Dal 2000 a oggi gli uprate approvati dalla Nuclear Regulatory Commission hanno già aggiunto circa 8,5 GW elettrici al parco reattori americano. Ora il ritmo accelera: la NRC conta circa 30 uprate pianificati entro il 2030, con un picco di 16 domande attese solo nel 2027. La tecnica più usata è l’Extended Power Uprate, che interviene su turbine, pompe, sistemi di controllo e analisi di sicurezza per liberare margini di potenza prima non sfruttati.

Il settore privato si è mosso in parallelo. Il 6 ottobre 2026, Google e Constellation Energy hanno siglato un accordo ventennale da oltre 4,3 miliardi di dollari per potenziare 11 unità nucleari di Constellation in Illinois, Pennsylvania e New Jersey, con una capacità aggiuntiva complessiva di 890 MW. La potenza extra andrà alla rete PJM, che serve decine di milioni di utenti nella regione centro-atlantica degli Stati Uniti. È il più grande progetto di uprate mai concordato tra un fornitore nucleare e un’azienda tecnologica. Poco prima, a ottobre, l’Office of Energy Dominance Financing aveva concesso a Vistra un impegno di prestito condizionale fino a 4,2 miliardi per uprate e ammodernamento degli impianti Beaver Valley, Davis-Besse e Perry.

Dietro questa ondata c’è la domanda di elettricità dei data center, alimentata dall’intelligenza artificiale. Le grandi aziende tecnologiche cercano energia disponibile tutto l’anno, senza interruzioni e con emissioni di carbonio vicine a zero. Il nucleare esistente risponde a tutti e tre i requisiti. Gli uprate sono più rapidi da realizzare rispetto a nuovi reattori — spesso completabili nel giro di un ciclo di ricarica del combustibile — e costano una frazione di un impianto da zero. Il governo federale ha anche stanziato un pacchetto da 26,5 miliardi di dollari a favore di Southern Company, che include uprate per 345 MW su sei reattori agli impianti Hatch, Vogtle e Farley.

Se il programma UPRISE raggiunge i suoi obiettivi, entro il 2029 gli Stati Uniti avranno aggiunto al sistema elettrico l’equivalente di cinque reattori di nuova generazione — senza costruirne uno. È una scommessa sulla manutenzione come leva produttiva, e per ora i capitali pubblici e privati sembrano darle ragione.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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