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Hodgson chiude il tour nel Canada Occidentale: uranio e SMR al centro

Il ministro canadese dell’Energia Tim Hodgson ha concluso un tour di cinque giorni tra Alberta, Saskatchewan e Columbia Britannica, ribadendo il ruolo del Canada occidentale come fulcro della strategia nucleare e mineraria nazionale. Tra i punti chiave: visita alla miniera Jansen, 12 milioni per le imprese di Saskatoon e il piano per costruire fino a dieci reattori entro il 2040.

Hodgson chiude il tour nel Canada Occidentale: uranio e SMR al centro

Tim Hodgson, ministro canadese dell’Energia e delle Risorse Naturali, ha concluso il 4 settembre 2026 un tour di cinque giorni attraverso Alberta, Saskatchewan e Columbia Britannica. L’obiettivo era mostrare come il Canada occidentale stia diventando il pilastro della nuova strategia energetica nazionale, con il nucleare e i minerali critici in primo piano.

Le tappe più significative si sono tenute in Saskatchewan. Hodgson ha visitato la miniera Jansen e il centro di lavorazione delle terre rare del Saskatchewan Research Council, due strutture che dimostrano la capacità del paese di coprire l’intera filiera: dall’estrazione alla trasformazione, fino all’esportazione di tecnologie avanzate. La provincia produce oggi circa il 24% dell’uranio estratto a livello globale — una quota destinata a crescere. Il governo federale ha approvato quest’anno i primi nuovi permessi minerari in Saskatchewan da oltre un decennio. Tra questi, la miniera Rook I, che secondo le stime potrebbe soddisfare il 20% della domanda mondiale di uranio e dovrebbe aprire i cantieri entro la fine del 2026.

Sul fronte economico, Hodgson ha annunciato quasi 12 milioni di dollari per le imprese di Saskatoon, in risposta ai dazi americani: fondi destinati a investimenti produttivi, diversificazione delle catene di fornitura e creazione di occupazione locale. Un segnale che la politica energetica si intreccia direttamente con quella industriale e di sicurezza economica.

Il tour si inserisce in una cornice più ampia. A giugno 2026, il governo canadese ha pubblicato la sua Nuclear Energy Strategy, con l’obiettivo di raddoppiare la capacità della rete elettrica entro il 2050. Il piano prevede la costruzione di fino a dieci reattori entro il 2040, tra cui il primo reattore modulare di piccole dimensioni del G7 presso l’impianto di Darlington, in Ontario, capace di produrre fino a 300 megawatt per unità. La Saskatchewan sta valutando sia reattori di grande taglia che SMR, con un orizzonte al 2035. L’Alberta, nel frattempo, è impegnata a sviluppare una propria tabella di marcia nucleare entro il gennaio 2027, nell’ambito del memorandum d’intesa con Ottawa.

Il settore delle risorse naturali vale oggi 459 miliardi di dollari, pari al 16% del PIL canadese, e supporta 1,8 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti. Il Canada occidentale da solo genera circa il 62% del PIL nazionale legato alle risorse. Questi numeri spiegano perché il governo federale stia costruendo la propria strategia energetica partendo da questa regione, e non da un tavolo a Ottawa.

La strategia nucleare canadese punta anche a raddoppiare la forza lavoro del settore entro il 2050, attirare miliardi di investimenti privati e rendere il paese un esportatore netto di tecnologia nucleare. Con le miniere di uranio in espansione, gli SMR in fase di licenza e una strategia nazionale finalmente formalizzata, il Canada si presenta oggi come uno degli attori più attivi nella corsa globale all’energia atomica pulita.

Tag: SMR (Small Modular Reactors) Uranio

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