Tredici progetti annunciati hanno impegnato oltre 9,8 GW di capacità nucleare per i data center dell’intelligenza artificiale. Il dato, aggiornato a maggio 2026, arriva dal tracker SMR Intel. Ogni grande operatore statunitense di infrastrutture cloud ha firmato almeno un accordo.
I contratti hanno durata lunga. L’intesa di Microsoft per la centrale di Three Mile Island, ribattezzata Crane, vale vent’anni. L’accordo di Meta per Clinton arriva fino al 2047. Sono impegni che garantiscono ai gestori un flusso di ricavi stabile per decenni.
Il motivo è la domanda di elettricità. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, il consumo dei data center è cresciuto del 17% nel 2025 e dovrebbe più che raddoppiare entro il 2030, da circa 415 TWh nel 2024 a circa 945 TWh. Negli Stati Uniti Goldman Sachs stima che la domanda dei centri dati passi da 31 GW nel 2025 a 66 GW nel 2027. Il Lawrence Berkeley National Laboratory indica che entro il 2030 potrebbero pesare per l’11,8% dei consumi elettrici nazionali.
Il nucleare risponde a un’esigenza precisa dei centri dati: potenza continua, giorno e notte, con una disponibilità sopra il 90% e basse emissioni di carbonio in esercizio. Per questo i grandi gruppi tecnologici cercano contratti diretti con i produttori. Il riavvio di impianti fermi, inoltre, richiede meno tempo di una costruzione da zero, e diversi operatori americani stanno valutando questa strada.
La spinta arriva fino alla filiera del combustibile. La World Nuclear Association stima che la domanda di uranio crescerà del 28% entro il 2030 e più che raddoppierà entro il 2040. Ogni gigawatt di reattore consuma circa 0,42 milioni di libbre di U3O8 all’anno, e il primo nocciolo di un nuovo reattore ne richiede circa il triplo. Il combustibile pesa poco sul costo finale dell’elettricità, quindi chi compra può accettare prezzi più alti senza cambiare i conti.
Il tema tocca anche l’Italia, che ha riaperto il dibattito sul nucleare di nuova generazione. Se i contratti americani si traducono in reattori e riavvii entro la fine del decennio, i fornitori europei di componenti e combustibile avranno una domanda concreta a cui rivolgersi. I progetti da 9,8 GW sono l’indicatore da seguire nei prossimi trimestri.




