Il nucleare può più che triplicare entro il 2060. Lo ha detto venerdì 23 ottobre Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), presentando il rapporto annuale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
I numeri di partenza li ha dati lo stesso Grossi. Nel 2025 più di 400 reattori operativi in oltre 30 Paesi hanno prodotto il 10% dell’elettricità mondiale e un quarto di quella a basse emissioni. Oggi ci sono più di 60 nuovi reattori in costruzione e, ha spiegato, le proiezioni sulla capacità futura sono salite in modo marcato. Il direttore generale ha definito il nucleare alla pari del solare e “più sicuro di ogni altra opzione”.
La previsione poggia sul rapporto annuale dell’IAEA sulle stime energetiche fino al 2060, presentato a settembre alla Conferenza Generale di Vienna. A fine 2025 erano in funzione 413 reattori, per 377,1 gigawatt elettrici. Nel caso alto la capacità arriva a 1.045 GW(e) nel 2050, contro i 992 della stima precedente, e a 1.284 GW(e) nel 2060, circa 3,4 volte il livello attuale. Il caso basso si ferma a 696 GW(e), quasi il doppio. È il sesto anno consecutivo in cui l’agenzia rivede al rialzo le proprie stime, e per la prima volta l’orizzonte si sposta dal 2050 al 2060.
Secondo Grossi la crescita dipende da tre spinte: l’elettrificazione dei consumi, i data center per l’intelligenza artificiale e la richiesta delle aziende tecnologiche di energia affidabile e priva di carbonio. Un numero crescente di Paesi guarda al nucleare anche per la sicurezza degli approvvigionamenti. Gli SMR, i piccoli reattori modulari, coprirebbero il 28% della nuova capacità al 2060 nel caso alto, circa 284 GW(e). L’area con più aggiunte è l’Asia centrale e orientale, dove la capacità passerebbe da 114 a 407 GW(e).
Per l’Italia la lettura è concreta. Con il ritorno al nucleare in discussione, una domanda elettrica in aumento e una filiera industriale pronta a lavorare su reattori di nuova generazione, le stime dell’IAEA danno un quadro di riferimento internazionale. Grossi ha avvertito che servono investimenti in nuova capacità e estensioni di vita dei reattori esistenti per realizzare questo potenziale.
Il prossimo passaggio è già fissato: all’inizio di novembre i governi si ritroveranno ad Abu Dhabi per discutere il ruolo dell’atomo. Se gli investimenti seguiranno le previsioni, il decennio in corso sarà quello in cui gli SMR passano dai progetti ai cantieri.




