Gli investimenti globali nell’energia raggiungono nel 2026 il livello più alto mai registrato: 3.400 miliardi di dollari, il cinque per cento in più rispetto al 2025. Di questi, circa 2.200 miliardi vanno a rinnovabili, nucleare, reti elettriche, stoccaggio, carburanti a basse emissioni, efficienza energetica ed elettrificazione. I combustibili fossili si fermano a 1.200 miliardi. È il dato centrale del World Energy Investment 2026, il rapporto annuale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia pubblicato il 28 maggio scorso.
Per la prima volta nella storia, la quota destinata all’energia pulita vale quasi il doppio di quella fossile. Nel 2015 le rinnovabili ricevevano appena un sesto del totale degli investimenti energetici mondiali, circa 290 miliardi su 1.800. Oggi comandano i due terzi del flusso complessivo. Un cambiamento strutturale, non congiunturale. L’investimento in rinnovabili dovrebbe toccare i 665 miliardi nel 2026, con 365 miliardi destinati al solo solare. Le fonti a basse emissioni coprono oltre il 70 per cento dell’investimento globale nella generazione elettrica.
Il nucleare è tra i protagonisti di questa redistribuzione del capitale. Gli investimenti nel settore superano gli 80 miliardi di dollari annui, con quasi 80 gigawatt di nuova capacità in costruzione in 15 paesi. La ripresa non è marginale: è un trend che si consolida anno dopo anno, alimentato dalla crescente attenzione alla sicurezza energetica. L’IEA segnala come i paesi importatori di combustibili stiano orientando le proprie scelte verso fonti disponibili localmente — e il nucleare rientra esplicitamente in questa categoria.
Il contesto geopolitico pesa. L’IEA descrive la situazione attuale come “la più grande crisi di sicurezza energetica che il mondo abbia mai affrontato”, legata alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Questa pressione sta accelerando la diversificazione delle fonti e spingendo i governi verso risorse domestiche. Fatih Birol, direttore esecutivo dell’agenzia, ha paragonato l’impatto di questa crisi agli shock petroliferi degli anni Settanta, sottolineando come eventi di quella portata abbiano storicamente ridisegnato le priorità di investimento per decenni. Nonostante prezzi del petrolio elevati, gli investimenti nel greggio sono attesi in calo per il terzo anno consecutivo, sotto i 500 miliardi. Il gas naturale sale invece a 330 miliardi, massimo da un decennio, trainato dai progetti LNG negli Stati Uniti e in Qatar.
La spesa legata all’elettricità sfiora ormai il 60 per cento del totale degli investimenti energetici globali. Reti e stoccaggio non sono più voci secondarie del bilancio energetico mondiale: ne sono diventati il centro di gravità. Il settore privato guida questa trasformazione — nel 2025 oltre due terzi degli investimenti provenivano da aziende e famiglie, con tre quarti del totale finanziati da fonti commerciali, principalmente banche. Rimane però una frattura geografica: nelle economie avanzate l’85 per cento dei progetti energetici è finanziato da fonti private, nelle economie emergenti e in via di sviluppo la quota scende al 67 per cento.
Se la traiettoria dell’ultimo decennio dovesse proseguire, il nucleare è destinato a rafforzare ulteriormente il proprio peso. Le previsioni verso il 2030 indicano una crescita degli investimenti nel settore mentre rinnovabili e gas si ribilanciano. Ottanta gigawatt in costruzione in quindici paesi non sono un esperimento: sono un’industria in piena espansione, con capitali che lo certificano. I numeri del rapporto IEA 2026 dicono che la transizione non è più una direzione di marcia — è già il mercato dominante.




