Il governo canadese ha incluso in un documento ufficiale di investimento un progetto di raffinazione e conversione dell’uranio definito come il primo del suo genere in Canada da oltre quarant’anni. Il progetto è parte del pitch book presentato al Canada Investment Summit di Toronto, un fascicolo di 66 pagine che elenca 167 opportunità per attrarre capitali internazionali su larga scala.
Il pacchetto complessivo mira a mobilitare fino a mille miliardi di dollari canadesi. Più di un terzo dei 167 progetti riguarda il settore minerario e delle materie prime, con opportunità che spaziano dalla grafite sintetica alle terre rare, fino al nuovo impianto per il combustibile nucleare. Il governo di Mark Carney sta corteggiando oltre 70 trilioni di dollari in capitali di investitori globali, puntando a costruire filiere domestiche complete, dalla raffinazione alla fabbricazione di materiali strategici. L’uranio è uno degli asset centrali di questa strategia.
Il contesto è quello di una filiera nucleare canadese già solida, ma che sente la pressione di espandersi. Cameco gestisce attualmente la raffineria di Blind River, in Ontario, la più grande raffineria commerciale di uranio al mondo, con una capacità produttiva di 18 milioni di chilogrammi all’anno. Il materiale raffinato viene poi convertito nell’impianto di Port Hope, sempre in Ontario, l’unico fornitore mondiale commerciale di diossido di uranio naturale usato nei reattori CANDU. Il nuovo impianto descritto nel pitch book andrebbe quindi ad affiancarsi a questa infrastruttura già esistente, ampliando la capacità nazionale di trattamento del combustibile nucleare in una fase in cui la domanda globale è in crescita sostenuta.
Il Canada copriva nel 2025 il 32% dell’uranio consegnato agli operatori di reattori statunitensi, più di qualsiasi altro paese. La dipendenza degli Stati Uniti dalla filiera canadese conferisce a questi progetti un peso strategico che va oltre il semplice valore economico. Ottawa sa che rafforzare la catena di fornitura nucleare significa consolidare una posizione di forza nelle relazioni commerciali con Washington, in un momento in cui i rapporti bilaterali restano tesi. Carney ha già segnalato il suo sostegno agli asset energetici downstream come leva negoziale.
Il pitch book comprende anche altri progetti di rilievo: un campus per data center da 14,5 miliardi di dollari canadesi sviluppato da BW Velora, uno stabilimento per batterie in Ontario sostenuto da una sussidiaria di Volkswagen, e il progetto aurifero-cuprifero di Troilus Mining in Quebec, che cerca 1,43 miliardi di dollari canadesi di finanziamento. Il nucleare, però, è l’elemento che distingue questa edizione del Summit: portare un nuovo impianto di raffinazione e conversione dell’uranio davanti agli investitori globali è un segnale preciso sulla direzione energetica del paese.
Se il progetto troverà i finanziatori, il Canada aggiungerà una seconda struttura dedicata al combustibile nucleare alla sua infrastruttura esistente, in un decennio in cui la domanda di uranio lavorato cresce in parallelo alla costruzione di nuovi reattori in Europa, Asia e Nord America. La finestra per investire in questa parte della filiera si sta restringendo: chi entra ora potrebbe trovarsi in una posizione difficilmente replicabile tra cinque anni.




