Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha designato l’elio come materiale critico. La decisione porta la data del 23 ottobre 2026 e porta la firma del segretario all’Energia Chris Wright, che ha agito ai sensi dell’Energy Act del 2020. L’elio diventa il ventesimo elemento della lista federale, dove si trovano già litio, cobalto e terre rare.
Il gas ha un ruolo anche nella produzione di energia nucleare, accanto a eolico, solare, esplorazione spaziale, imaging medico e ricerca. Il Dipartimento lo definisce insostituibile in diverse funzioni energetiche: produzione di semiconduttori, test di tenuta delle infrastrutture del gas naturale, calcolo quantistico. In molte applicazioni dei chip, spiega l’agenzia, non esistono alternative praticabili. L’elio raffredda i magneti superconduttori e porta via il calore dai wafer di silicio durante la fabbricazione.
Per entrare nella lista, una sostanza non combustibile deve svolgere una funzione essenziale in una o più tecnologie energetiche. Deve inoltre esserci un rischio elevato di interruzione della catena di fornitura. Il Dipartimento ha verificato entrambe le condizioni. La domanda globale di elio cresce più in fretta della produzione, e le forniture hanno subito scosse pesanti quest’anno. Secondo le ricostruzioni, gli attacchi iraniani di marzo contro l’impianto di Ras Laffan, in Qatar, hanno tagliato le esportazioni mondiali di circa il 14%.
Gli Stati Uniti hanno giacimenti consistenti di gas naturale ricco di elio. A frenare la produzione sono la capacità di raffinazione limitata e i tempi lunghi dei permessi. La designazione punta proprio su questi due nodi. Secondo l’Associated Press apre la strada a finanziamenti federali aggiuntivi per i produttori e mette il materiale sotto una supervisione più stretta del governo. La sottosegretaria all’Energia Audrey Robertson ha parlato di un’azione decisa per garantire ai produttori americani un accesso affidabile alla risorsa.
Per il settore nucleare la notizia ha un risvolto pratico. Reattori, impianti di ricerca e programmi sulla fusione usano l’elio in sistemi di raffreddamento e in applicazioni criogeniche. Una filiera nazionale più solida riduce l’esposizione a shock esterni e rende più prevedibili costi e tempi di approvvigionamento per chi progetta nuovi impianti. L’elio entra così nella stessa cornice strategica che gli Stati Uniti applicano già a uranio e combustibili avanzati.
Il passo successivo si misura sui cantieri. Se i fondi federali si tradurranno in nuova capacità di raffinazione e in autorizzazioni più veloci, gli Stati Uniti potranno servire in autonomia semiconduttori, ricerca e energia. Per l’Italia e l’Europa, che importano gran parte dell’elio che consumano, è un segnale da seguire: la sicurezza degli approvvigionamenti di gas industriali sta entrando nelle agende dell’energia.




