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Il Minnesota sfida il suo tabù nucleare: via allo studio per riaprire

Il Minnesota ha avviato uno studio da 500.000 dollari per valutare la costruzione di nuovi reattori, primo passo concreto verso l’abolizione di una moratoria che dura da 32 anni. È l’ennesimo segnale di una svolta politica che attraversa gli Stati Uniti da costa a costa.

Il Minnesota sfida il suo tabù nucleare: via allo studio per riaprire

Il Minnesota ha stanziato 500.000 dollari per uno studio che dovrà valutare costi, fattibilità e impatti della costruzione di nuove centrali nucleari nello stato. Lo studio, avviato il 1° luglio 2026 e atteso entro gennaio 2027, è il primo passo concreto dopo tre decenni di moratoria assoluta. Il Great Plains Institute, ente nonprofit incaricato dell’analisi, esaminerà sia i reattori convenzionali sia i piccoli reattori modulari (SMR), tecnologie che richiedono meno spazio e possono essere scalate in potenza.

La moratoria del Minnesota risale al 1994. Il legislatore la approvò come parte di un accordo politico che autorizzava Xcel Energy a stoccare combustibile esaurito nell’impianto di Prairie Island, a poche centinaia di metri dalla riserva della Prairie Island Indian Community. Da allora, costruire un nuovo reattore nello stato è formalmente vietato. La legge è rimasta intatta per oltre trent’anni, attraversando trasformazioni profonde del mercato elettrico e del dibattito climatico. Oggi lo stato ha due soli impianti in funzione, entrambi gestiti da Xcel Energy: uno a Monticello e uno vicino a Red Wing.

A spingere per la riapertura è una coalizione ampia e trasversale. La Minnesota Nuclear Energy Alliance, nata l’anno scorso e composta da oltre 60 organizzazioni tra utility, sindacati e imprese, ha lavorato per mostrare che il consenso territoriale esiste davvero. I commissari di quasi un terzo degli 87 contee dello stato hanno approvato risoluzioni a favore della revoca della moratoria. L’obiettivo dichiarato è raggiungere il 100% di elettricità carbon-free entro il 2040, un traguardo che i promotori del nucleare considerano impossibile senza nuova capacità di base. “Se la legge dice che dobbiamo arrivarci in 14 anni, non abbiamo un altro modo”, ha detto Darrick Moe, presidente della Minnesota Rural Electric Association. Il sostegno attraversa i partiti: il disegno di legge che ha finanziato lo studio è stato portato avanti da repubblicani e democratici insieme, con il senatore Nick Frentz, presidente democratico della commissione energia, tra i co-firmatari.

Il contesto nazionale rende la mossa del Minnesota ancora più significativa. Il New Jersey ha abolito la propria moratoria in aprile 2026, diventando il sesto stato nell’ultimo decennio a farlo. Prima di lui, Wisconsin, Kentucky, Montana, West Virginia e Illinois avevano già rimosso i divieti tra il 2016 e il 2026. California, Massachusetts e Vermont stanno valutando percorsi analoghi. Sul fronte federale, l’amministrazione Trump ha emesso ordini esecutivi per accelerare le autorizzazioni e il Dipartimento dell’Energia sostiene attivamente lo sviluppo di nuovi reattori avanzati. A marzo 2026, la Nuclear Regulatory Commission ha rilasciato il primo permesso di costruzione per un reattore commerciale non ad acqua leggera: il progetto Natrium di TerraPower a Kemmerer, Wyoming. I lavori sono iniziati ad aprile.

Lo studio del Minnesota sarà reso pubblico prima della sessione legislativa 2027, quella in cui la revoca della moratoria potrebbe finalmente essere messa ai voti. La domanda non è più se il dibattito avrà luogo, ma a quale velocità si tradurrà in legge. Con la domanda elettrica in crescita — data center, veicoli elettrici, industria pesante — e l’obiettivo carbon-free che si avvicina, ogni mese di attesa ha un costo. Trentadue anni dopo il veto, il Minnesota si trova di fronte a una scelta che non può più rimandare a tempo indeterminato.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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