Nel 2024, le centrali nucleari francesi hanno prodotto il 67% dell’elettricità nazionale, raggiungendo il livello più alto degli ultimi sei anni. Il dato, comunicato dal gestore della rete RTE, fotografa un rimbalzo netto dopo due anni difficili: la produzione nucleare è cresciuta del 13% rispetto all’anno precedente, con 361,7 TWh generati. La Francia si conferma il paese con la quota nucleare più alta al mondo tra i grandi produttori, davanti a Slovacchia (62%) e Ungheria (42%).
Il risultato è ancora più significativo se si guarda al quadro complessivo del mix energetico francese. Il 95% dell’elettricità prodotta in Francia nel 2024 è arrivato da fonti a basse emissioni di carbonio — nucleare e rinnovabili insieme. Le emissioni del settore elettrico hanno toccato un minimo storico: 21,3 grammi di CO2 equivalente per kilowattora. I combustibili fossili si sono fermati a 19,9 TWh, al di sotto della produzione solare, un livello che non si vedeva dagli anni Cinquanta. La Francia è anche il maggiore esportatore netto di elettricità al mondo, con 89 TWh esportati nel 2024 verso i paesi vicini — un record assoluto.
Questo primato non è frutto del caso. Nasce da una scelta politica presa mezzo secolo fa e mai abbandonata del tutto, nemmeno nei momenti in cui il dibattito politico spingeva verso la riduzione del nucleare. Nel 2014 fu fissato l’obiettivo di portare la quota nucleare al 50% entro il 2025. Quel traguardo fu prima rinviato al 2035, poi abbandonato nel 2023. Oggi la direzione è opposta: il governo ha confermato la costruzione di sei nuovi reattori EPR2 e valuta la possibilità di aggiungerne altri otto entro il 2050. A dicembre 2024 è entrato in esercizio il reattore EPR di Flamanville, il 57° in attività sul territorio nazionale, con una capacità totale installata di 62,9 GWe.
Nel contesto europeo, il nucleare emerge come risposta concreta alla dipendenza dai combustibili fossili importati. La necessità di ridurre il gas russo, mai pienamente superata negli anni successivi al 2022, ha riacceso l’interesse per le fonti di generazione in grado di garantire continuità e indipendenza. Francia, Slovacchia e Ungheria mostrano che la strada è percorribile. Paesi con strutture storicamente diverse stanno guardando al nucleare con crescente interesse: la Polonia ha avviato le procedure per il suo primo impianto, mentre diversi Stati membri dell’Unione Europea stanno rivalutando le proprie posizioni.
Il dato francese del 2024 indica una traiettoria che non si esaurirà a breve. Con la flotta esistente stabilizzata, il nuovo EPR di Flamanville operativo e i progetti EPR2 in fase di sviluppo, la Francia punta a mantenere il nucleare come cardine della propria sovranità energetica per i prossimi decenni. Se i programmi di costruzione procederanno nei tempi previsti, il paese potrebbe incrementare ulteriormente la propria capacità produttiva entro il 2035, rafforzando al tempo stesso il ruolo di esportatore netto e abbassando ancora l’intensità carbonica di un sistema elettrico già tra i più puliti d’Europa.




