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Il nucleare USA genera 785 TWh nel 2025: record storico per la flotta da 94 reattori

Gli Stati Uniti hanno prodotto 785,6 TWh di energia nucleare nel 2025, il massimo storico per la flotta da 94 reattori operativi. L’IEA prevede nuovi record globali ogni anno fino al 2030, trainati da Cina, Giappone e dalla ripresa europea.

Il nucleare USA genera 785 TWh nel 2025: record storico per la flotta da 94 reattori

La flotta nucleare americana ha toccato il suo massimo storico nel 2025: 785,6 TWh generati da 94 reattori operativi, pari a circa il 29% dell’intera produzione nucleare mondiale. È il dato più alto mai registrato per gli Stati Uniti, confermando il paese come primo produttore nucleare del pianeta per capacità installata e output effettivo.

Il dato emerge dalle rilevazioni della World Nuclear Association ed è coerente con quanto comunicato dalla U.S. Energy Information Administration, che a marzo 2026 ha certificato il 2025 come anno record per la generazione elettrica complessiva americana, salita a 4,43 TWh totali con un incremento del 2,8% rispetto al 2024. La componente nucleare ha contribuito in modo stabile, mantenendo una quota intorno al 18-19% del mix elettrico nazionale. A maggio 2026, quella quota era al 18,3%, con punte del 59,5% nel New Hampshire e del 55,5% in New Jersey e Illinois.

Le prospettive di crescita non si fermano ai confini americani. L’Agenzia Internazionale per l’Energia prevede nuovi record globali di generazione nucleare ogni anno fino al 2030, spinti dalla messa in servizio di nuovi reattori in Cina, dai riavvii in Giappone e dalla ripresa di disponibilità in Francia. Il Giappone ha riavviato il 9 febbraio 2026 l’unità 6 della centrale di Kashiwazaki-Kariwa, ferma dal 2011: un passo che secondo l’EIA sposterà generazione fossile — principalmente gas naturale, che copriva il 33% dell’elettricità giapponese nel 2024 — verso emissioni zero.

Sul fronte tecnologico, gli USA stanno aprendo un nuovo capitolo. A marzo 2026, la Nuclear Regulatory Commission ha rilasciato il permesso di costruzione per il reattore Natrium di TerraPower, impianto a raffreddamento a sodio da 345 MWe netti — espandibili fino a 500 MWe per cinque ore e mezza grazie a uno stoccaggio in sali fusi — che sorgerà a Kemmerer, nel Wyoming, sul sito di una centrale a carbone dismessa. È il primo permesso di costruzione per un reattore avanzato di nuova generazione concesso negli Stati Uniti. Il progetto, cofinanziato dal Dipartimento dell’Energia nell’ambito dell’Advanced Reactor Demonstration Program con 80 milioni di dollari iniziali, è diventato anche un attrattore per il settore privato: a gennaio 2026 Meta ha firmato un accordo per prepagare la fornitura di energia e sostenere il progetto di campus nucleare da 1,2 GWe di Oklo in Ohio, mentre a giugno 2026 Walmart ha siglato il suo primo contratto di acquisto di energia nucleare, per circa 176 MWe dalla centrale Dresden di Constellation in Illinois.

La convergenza tra grandi corporation tecnologiche e produttori nucleari segna un cambio di passo nel mercato. Non è solo una questione di decarbonizzazione: è domanda reale, rapida, sostenuta dalla crescita dei data center. Il nucleare risponde dove altre fonti non arrivano — continuità, densità energetica, impronta territoriale contenuta. Se le proiezioni dell’IEA si confermano e i cantieri in corso vengono completati nei tempi previsti, entro il 2030 il contributo globale del nucleare potrebbe superare quello attuale di un margine significativo, riportando la fonte al centro del dibattito energetico con dati, non con promesse.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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