Il Long-Term Uranium Price Indicator di TradeTech si è stabilizzato a 97 dollari per libbra di U3O8 per quattro mesi consecutivi — giugno, luglio, agosto e settembre 2026 — confermando il livello più alto registrato in oltre diciotto anni. Un dato che fotografa un mercato dove la domanda strutturale delle utility supera in modo persistente l’offerta disponibile nel breve periodo.
Il prezzo a lungo termine ha guadagnato 13 dollari rispetto a settembre 2025 e il 15 percento nell’arco dell’ultimo anno. Il confronto con dicembre 2025, quando il valore era fermo a 84 dollari, rende la traiettoria ancora più chiara: dieci dollari in più in sei mesi. Secondo i dati elaborati da Cameco sulla media delle pubblicazioni mensili di UxC e TradeTech, il prezzo a lungo termine non ha subito cali per dodici mesi consecutivi, passando da 81 dollari nel luglio 2025 a 95,50 dollari a giugno 2026. La soglia dei 97 dollari, toccata a fine giugno, ha resistito per tutto il terzo trimestre senza cedere.
Sul fronte spot il quadro è diverso. A settembre 2026 il prezzo a pronti si attestava intorno a 89,63 dollari, con un andamento più volatile ma comunque in risalita rispetto ai minimi del 2025. Lo scarto tra spot e lungo termine segnala qualcosa di preciso: le utility che stipulano contratti pluriennali incorporano nei prezzi un’aspettativa di offerta sempre più stretta nei prossimi anni. Treva Klingbiel, presidente di TradeTech, ha descritto la dinamica in modo diretto: diversi operatori sono attivamente alla ricerca di U3O8, con consegne che iniziano già dal 2027 e si estendono fino alla fine degli anni 2030. La pressione non è quindi speculativa, ma legata a fabbisogni concreti di combustibile nucleare.
Le ragioni strutturali di questa tenuta del prezzo sono note. La capacità nucleare globale è in espansione, con nuovi reattori in costruzione in Asia, Europa e Nord America, e la proroga delle licenze operative degli impianti esistenti che allarga la finestra temporale del fabbisogno. La produzione mineraria, dopo anni di investimenti insufficienti, fatica a tenere il passo. I grandi produttori come Kazatomprom e Cameco hanno aumentato l’output, ma le tempistiche di sviluppo di nuove miniere restano lunghe. Il segnale del mercato a lungo termine — quello che conta per pianificare gli investimenti in nuova capacità estrattiva — è che i prezzi attuali giustificano l’apertura di nuovi progetti.
Se la domanda delle utility continuerà ad aumentare nella cadenza attuale, e i governi manterranno le rotte verso l’espansione del parco nucleare, il mercato dell’uranio potrebbe entrare in una fase di contrattazione strutturalmente più attiva. Il livello di 97 dollari, fermo per quattro mesi, non è un picco isolato: è il pavimento da cui il prossimo ciclo di investimenti minerari prenderà la misura.




