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India: 100 GW nucleare entro il 2047, Modi annuncia 5 nuovi reattori

Dal Forte Rosso di Nuova Delhi, il premier Narendra Modi ha fissato un obiettivo ambizioso: 100 GW di capacità nucleare entro il 2047 e cinque nuovi reattori operativi entro questo decennio. Il discorso del 15 agosto segna una svolta nella politica energetica indiana, sostenuta dal recente SHANTI Act.

India: 100 GW nucleare entro il 2047, Modi annuncia 5 nuovi reattori

Dal Forte Rosso di Nuova Delhi, nell’80° anniversario dell’indipendenza indiana, Narendra Modi ha fissato due obiettivi precisi: cinque nuovi reattori nucleari entro il 2030 e una capacità totale di 100 GW nucleari entro il 2047. Nessun preambolo. Un piano, due scadenze, e un messaggio chiaro sulla direzione dell’India.

Il discorso ha preso avvio da un traguardo già raggiunto. Il reattore veloce a neutroni veloci da 500 MWe di Kalpakkam, in Tamil Nadu, ha raggiunto la prima criticità nell’aprile 2026. Modi ha definito questo risultato un salto verso l’autosufficienza nel combustibile nucleare, perché i reattori autofertilizzanti producono più materiale fissile di quanto ne consumino, riducendo la dipendenza da uranio importato. Con la capacità installata attuale ferma a circa 8,78 GW, il divario rispetto al traguardo del 2047 è ancora enorme — ma il governo ha ora una tabella di marcia formale per colmarlo.

La cornice legislativa è il SHANTI Act — acronimo di Sustainable Harnessing and Advancement of Nuclear Energy — approvato dal Parlamento indiano nel dicembre 2025. La legge ridisegna il quadro normativo del settore, apre spazi al capitale privato e semplifica le procedure autorizzative. Modi ha citato esplicitamente l’atto come strumento abilitante: senza riforma del quadro legale, i target industriali restano annunci. Con il SHANTI Act, diventano impegni vincolanti per l’apparato burocratico e industriale del Paese. Il governo stima che la capacità nucleare indiana possa raggiungere circa 22 GW entro il 2031-32, grazie ai reattori da 700 MW di progettazione indigena e ai progetti sviluppati in cooperazione internazionale.

Il contesto energetico spiega la scelta di puntare sul nucleare con questa intensità. L’India vede crescere la domanda di elettricità a ritmi che le rinnovabili da sole non riescono a inseguire: l’espansione dell’intelligenza artificiale, dei semiconduttori e dei data center richiede una fonte stabile, disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro, indipendente dalle condizioni meteorologiche. La capacità solare è salita da 2 GW nel 2014 a 160 GW, un risultato di cui Modi ha parlato con orgoglio. Ma il solare non eroga energia di notte. Il nucleare sì. Da qui la logica di affiancare le due fonti, invece di scegliere tra esse.

Per i cinque reattori annunciati, il governo indiano punta su tecnologia in larga parte domestica, sviluppata dalla Nuclear Power Corporation of India. Il modello da 700 MW — versione potenziata del reattore pressurizzato ad acqua pesante — è già in costruzione in più siti. L’obiettivo dichiarato è che l’India padroneggi l’intera filiera, dalla progettazione alla fabbricazione dei componenti, riducendo al minimo la dipendenza da fornitori stranieri. Un’ambizione coerente con la più ampia dottrina dell’Atmanirbhar Bharat, l’India autosufficiente che Modi rilancia a ogni discorso di agosto.

Il 2047 è la data che l’India si è data per completare la transizione a Paese sviluppato — cento anni dall’indipendenza. Cento gigawatt di nucleare, in quel quadro, non sono un semplice indicatore energetico. Sono una misura di autonomia strategica. Se la traiettoria regge, l’India potrebbe diventare uno dei mercati nucleari più grandi del mondo nel giro di due decenni, con implicazioni rilevanti per l’industria globale del settore e per i rapporti bilaterali con i Paesi fornitori di tecnologia.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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