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India nucleare: Kaiga 5&6 al via, obiettivo 100 GW entro il 2047

L’India ha avviato la costruzione dei reattori Kaiga 5 e 6 con un contratto da 1,5 miliardi di dollari, mentre il paese punta a moltiplicare per oltre undici volte la sua capacità nucleare entro il centenario dell’indipendenza. Un ingegnere senior di NPCIL ha sottolineato il ruolo delle scienze chimiche come pilastro di questa espansione.

A marzo 2026 NPCIL ha versato il primo calcestruzzo per le unità 5 e 6 della centrale di Kaiga, in Karnataka: un passaggio formale che segna l’avvio ufficiale della costruzione. Due reattori ad acqua pesante pressurizzata da 700 MWe ciascuno, progettati interamente in India. Il tutto sostenuto da un contratto EPC da 1,5 miliardi di dollari assegnato ad aprile 2025 a Megha Engineering & Infrastructure Ltd, il più grande ordine mai collocato da NPCIL nella sua storia.

La scelta del contraente ha segnato una novità. Per la prima volta NPCIL ha applicato il metodo di selezione basato su qualità e costo combinati, scegliendo MEIL su concorrenti del calibro di BHEL e Larsen & Toubro. Proprio L&T ha già prodotto e consegnato quattro degli otto generatori di vapore necessari per i due reattori. I lavori di scavo erano iniziati nel maggio 2022; le isole turbina erano state ordinate a BHEL nel 2021. La prima criticità è attesa entro cinque anni dal primo getto di calcestruzzo. Le unità Kaiga 5 e 6 fanno parte di una flotta pianificata di dieci PHWR da 700 MWe da costruire in modalità seriale, che include siti a Gorakhpur, Chutka e Mahi Banswara.

In questo contesto si inserisce la riflessione di M.K. Chitharanjan, ingegnere senior di NPCIL presso il sito di Kaiga, che ha evidenziato il contributo delle scienze chimiche nell’affrontare le sfide energetiche globali. Un richiamo concreto: la chimica dei fluidi, la chimica dei materiali da costruzione, la gestione dei cicli dell’acqua nei circuiti primari e secondari sono tutte discipline che condizionano l’efficienza e la sicurezza operativa di un impianto nucleare. La qualità del calcestruzzo versato a Kaiga, la composizione delle leghe nei generatori di vapore, la chimica del moderatore a deuterio — ogni parametro è governato da specifiche chimiche stringenti. Non è retorica accademica: è parte del lavoro quotidiano di un impianto nucleare.

L’India oggi opera 24 reattori per una capacità installata di circa 8.180 MWe. L’obiettivo dichiarato dal governo è raggiungere 100 GW di capacità nucleare entro il 2047, anno del centenario dell’indipendenza. Il bilancio 2025-26 ha stanziato 20.000 crore di rupie per la Nuclear Energy Mission, con l’impegno di avere almeno cinque piccoli reattori modulari indigeni operativi entro il 2033. NPCIL ha già emesso una richiesta di proposte per i Bharat Small Reactors da 220 MWe, coinvolgendo sei grandi gruppi industriali privati tra cui Tata Power, Reliance Industries e Adani Power. Raggiungere il traguardo significa aggiungere tra 3,5 e 4 GW all’anno: un ritmo mai visto per il programma nucleare indiano.

La traiettoria è definita. Kaiga 5 e 6 sono il punto di innesco di una sequenza industriale che, se mantenuta, porterà il nucleare indiano da meno del 2% del mix elettrico nazionale a una quota strutturalmente rilevante. Il coinvolgimento del settore privato, la costruzione in flotta, i Bharat Small Reactors per i cluster industriali: sono le leve su cui New Delhi punta per colmare un divario che oggi sembra enorme ma che, reattore dopo reattore, si riduce.

Tag: Sicurezza energetica Transizione energetica

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