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India punta sui data centre con nucleare e rinnovabili al 70% entro il 2033

Il ministro indiano Piyush Goyal ha presentato a Chicago l’India come destinazione globale per i data centre, citando una rete elettrica da 520 GW con il 60% di capacità pulita, nucleare incluso. Entro il 2033, con 1.000 GW totali, la quota salirà al 70%.

India punta sui data centre con nucleare e rinnovabili al 70% entro il 2033

Piyush Goyal, ministro indiano del Commercio e dell’Industria, ha presentato l’India come hub mondiale per i data centre a un incontro con la comunità indiana negli Stati Uniti, a Chicago. Il messaggio è stato diretto: la rete elettrica nazionale, da 520 gigawatt integrati in un’unica infrastruttura, è oggi la seconda più grande al mondo dopo quella cinese, e il 60% della capacità installata proviene già da fonti pulite — solare, eolico, idroelettrico e nucleare.

Entro il 2033, quando la rete raggiungerà 1.000 gigawatt, quella quota salirà al 70%. L’India, ha spiegato Goyal, può garantire energia pulita o rinnovabile 24 ore su 24 al prezzo più basso disponibile sul mercato globale. Le aziende possono oggi ottenere un’erogazione garantita all’80% di energia pulita a 7-8 centesimi per kilowattora. Una fornitura al 100% pulita costa circa 11-12 centesimi. Cifre che, nel confronto internazionale, risultano difficili da eguagliare.

Il contesto in cui si inserisce questo annuncio è quello di una trasformazione avviata oltre un decennio fa. L’India aveva in precedenza diverse reti regionali, con squilibri cronici tra avanzi e deficit di elettricità a seconda della zona geografica. La connessione in un’unica griglia nazionale ha rafforzato l’affidabilità del sistema e ha reso possibile l’espansione su scala delle fonti rinnovabili. È in questo quadro che il nucleare gioca un ruolo strutturale: non come alternativa alle rinnovabili, ma come componente stabile di un mix che deve garantire continuità di fornitura, requisito irrinunciabile per i data centre, che necessitano di ridondanza elettrica su più livelli.

A rafforzare la prospettiva nucleare c’è anche il SHANTI Bill, attualmente all’esame del Parlamento indiano. La proposta di legge punta a mobilitare capitali privati nel settore dell’energia nucleare, aprendo alla partecipazione di imprese private e a forme di partenariato pubblico-privato. È un passaggio atteso da tempo nel settore: fino ad oggi il nucleare indiano è stato dominio esclusivo dello Stato, e l’apertura ai privati potrebbe accelerare significativamente la capacità installata. Il costo di realizzazione dell’infrastruttura per i data centre in India, ha aggiunto Goyal, è pari a un quarto o un quinto rispetto a quello richiesto negli Stati Uniti o in Europa. Un vantaggio che si somma a quello energetico.

La visita a Chicago si è inserita in un ciclo di incontri con investitori americani, dopo la partecipazione di Goyal al G20 Trade Ministers’ Meeting di Milwaukee. Gli interlocutori sono stati imprenditori indoamericani e grandi aziende tecnologiche statunitensi, a cui l’India si propone come alternativa sicura nel nuovo contesto geopolitico. Se il SHANTI Bill verrà approvato e gli investimenti privati nel nucleare decolleranno, l’India potrebbe costruire nei prossimi anni una base energetica pulita e continua difficilmente replicabile altrove, proprio mentre la domanda globale di potenza per l’intelligenza artificiale e i data centre non smette di crescere.

Tag: Decarbonizzazione Sicurezza energetica

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